L’export rappresenta un’opportunità cruciale per le piccole e medie imprese italiane che desiderano crescere in un mercato sempre più globalizzato. Tuttavia, non tutte le PMI sono immediatamente pronte ad affrontare le sfide dei nuovi mercati internazionali. Questa guida offre un percorso strategico per valutare l’eleggibilità della tua azienda all’export, identificando i parametri oggettivi e le valutazioni strategiche necessarie per intraprendere con successo il viaggio verso i mercati esteri.
L’importanza dell’export per la crescita delle PMI italiane
Per le piccole e medie imprese italiane, l’export non rappresenta più solo un’opzione, ma una necessità strategica per crescere in modo sostenibile. I mercati internazionali offrono opportunità straordinarie per diversificare i rischi, aumentare il fatturato e valorizzare l’eccellenza del Made in Italy.
Secondo i dati di ICE Agenzia, le PMI che esportano mostrano una resilienza superiore del 15% durante i periodi di contrazione economica rispetto a quelle focalizzate esclusivamente sul mercato domestico. Inoltre, le aziende esportatrici registrano mediamente un aumento della produttività del 25% grazie alle economie di scala e agli stimoli all’innovazione derivanti dal confronto con mercati più competitivi.
Tuttavia, l’accesso ai mercati esteri comporta sfide significative, soprattutto per le PMI con risorse limitate. La valutazione oggettiva della propria eleggibilità all’export diventa quindi un passo fondamentale per evitare costosi insuccessi e massimizzare le probabilità di successo.
Parametri finanziari per l’eleggibilità all’export
La solidità finanziaria rappresenta il primo e fondamentale requisito per qualsiasi PMI che intenda affacciarsi sui mercati esteri. L’export richiede investimenti significativi, spesso con ritorni differiti nel tempo, e la capacità di sostenere questi costi è determinante per il successo.

Indicatori finanziari chiave da valutare
| Parametro | Soglia minima raccomandata | Importanza |
| EBITDA margin | ≥ 8% | Alta |
| Liquidità corrente | ≥ 1,2 | Molto alta |
| Rapporto di indebitamento | ≤ 3 | Media |
| ROI | ≥ 5% | Media |
| Capacità di autofinanziamento | ≥ 10% del fatturato | Alta |
È importante sottolineare che questi parametri possono variare in base al settore e alla tipologia di export. Ad esempio, l’export di beni strumentali richiede generalmente una maggiore solidità finanziaria rispetto all’export di servizi digitali, che comporta costi di ingresso inferiori.
Budget dedicato all’internazionalizzazione
Oltre agli indicatori di solidità generale, è fondamentale prevedere un budget specifico per l’internazionalizzazione, che dovrebbe coprire:
- Ricerche di mercato e studi di fattibilità
- Adattamento del prodotto/servizio alle esigenze locali
- Certificazioni e omologazioni necessarie
- Partecipazione a fiere e missioni commerciali
- Marketing e comunicazione internazionale
- Costi logistici e doganali
- Eventuali consulenze specialistiche
Secondo uno studio di Unioncamere, le PMI di successo nei mercati esteri investono mediamente tra il 5% e il 10% del loro fatturato in attività di internazionalizzazione nei primi due anni di approccio a un nuovo mercato.
Capacità produttiva e logistica
La capacità di soddisfare ordini aggiuntivi provenienti dai mercati esteri è un requisito fondamentale per l’export. Una PMI deve valutare attentamente se la propria struttura produttiva è in grado di gestire un aumento della domanda senza compromettere la qualità o i tempi di consegna.

Parametri produttivi da valutare
Capacità produttiva
- Margine di capacità produttiva inutilizzata (idealmente ≥ 20%)
- Possibilità di aumentare i turni di produzione
- Flessibilità degli impianti per adattarsi a specifiche diverse
- Disponibilità di fornitori alternativi per componenti critici
- Tempi di set-up per cambi di produzione
Capacità logistica
- Conoscenza degli Incoterms e delle procedure doganali
- Capacità di gestione documentale per l’export
- Relazioni con spedizionieri internazionali
- Sistemi di tracciamento delle spedizioni
- Gestione dei resi internazionali
È importante considerare anche la scalabilità dei processi produttivi e logistici. L’export non richiede solo la capacità di gestire volumi maggiori, ma anche di adattarsi a richieste specifiche dei mercati target, come etichettature particolari, packaging differenziati o certificazioni locali.
Certificazioni necessarie per i nuovi mercati
Le certificazioni rappresentano spesso una barriera all’ingresso nei mercati esteri, ma anche un’opportunità per differenziarsi dalla concorrenza. La conformità agli standard internazionali e locali è un prerequisito per vendere in molti paesi.

Certificazioni fondamentali per l’export
| Certificazione | Ambito | Mercati rilevanti | Tempi di ottenimento |
| ISO 9001 | Sistema di gestione qualità | Globale | 3-6 mesi |
| CE | Conformità prodotto | Unione Europea | 1-4 mesi |
| FDA | Sicurezza alimentare e farmaceutica | Stati Uniti | 6-12 mesi |
| CCC | Sicurezza prodotto | Cina | 4-8 mesi |
| JIS | Standard industriali | Giappone | 3-6 mesi |
| Halal/Kosher | Conformità religiosa | Paesi islamici/Israele | 2-4 mesi |
Oltre alle certificazioni obbligatorie, esistono numerose certificazioni volontarie che possono rappresentare un vantaggio competitivo significativo, come le certificazioni di sostenibilità ambientale (ISO 14001), responsabilità sociale (SA8000) o specifiche di settore.
È fondamentale pianificare con anticipo l’ottenimento delle certificazioni necessarie, considerando i tempi e i costi associati. Molte PMI sottovalutano questo aspetto, trovandosi poi a dover ritardare l’ingresso in un mercato o a sostenere costi imprevisti per certificazioni urgenti.
Analisi di compliance normativa
La conformità alle normative locali è un aspetto critico per l’export. Ogni mercato ha le proprie regole in termini di etichettatura, ingredienti consentiti, standard di sicurezza, proprietà intellettuale e fiscalità.

Aree di compliance da verificare
Barriere tariffarie
- Dazi doganali
- Imposte all’importazione
- Tasse locali
- Accordi di libero scambio
Barriere non tariffarie
- Quote di importazione
- Licenze e permessi
- Standard tecnici
- Requisiti di etichettatura
Regolamentazioni specifiche
- Normative di settore
- Tutela proprietà intellettuale
- Protezione dati personali
- Contrattualistica locale
La complessità normativa varia significativamente tra i diversi mercati. Ad esempio, l’export verso paesi dell’Unione Europea è generalmente più semplice grazie all’armonizzazione delle normative, mentre mercati come Cina, Russia o Brasile presentano quadri regolatori più complessi e in continua evoluzione.
È consigliabile effettuare un’analisi di compliance specifica per ogni mercato target, possibilmente con il supporto di consulenti specializzati o degli uffici ICE nei paesi di interesse. Questo permette di identificare in anticipo eventuali barriere insormontabili o che richiederebbero investimenti eccessivi per essere superate.
Studio di mercato: un passo fondamentale
Prima di intraprendere qualsiasi iniziativa di export, è essenziale condurre un’analisi approfondita dei mercati potenziali. Uno studio di mercato ben strutturato permette di identificare opportunità concrete e rischi specifici, evitando costosi errori di valutazione.

Elementi chiave di uno studio di mercato per l’export
Analisi della domanda
- Dimensione del mercato potenziale
- Tasso di crescita del settore
- Segmentazione e target specifici
- Comportamento d’acquisto locale
- Stagionalità della domanda
- Sensibilità al prezzo
Analisi competitiva
- Principali competitor locali e internazionali
- Quote di mercato e posizionamento
- Strategie di prezzo della concorrenza
- Canali distributivi utilizzati
- Punti di forza e debolezza dei competitor
- Barriere all’ingresso esistenti
Secondo un’indagine di ICE Agenzia, le PMI che conducono studi di mercato approfonditi prima di avviare attività di export hanno una probabilità di successo superiore del 65% rispetto a quelle che si basano su percezioni o contatti occasionali.
È importante considerare anche le barriere culturali che potrebbero influenzare l’accettazione del prodotto o servizio. Aspetti come preferenze estetiche, abitudini di consumo, valori culturali e tabù locali possono avere un impatto significativo sul successo commerciale.
Consiglio pratico: Inizia con un’analisi comparativa di 3-5 mercati potenziali utilizzando criteri oggettivi di valutazione (dimensione, accessibilità, competizione, affinità culturale) prima di approfondire lo studio su un singolo mercato. Questo approccio “a imbuto” permette di ottimizzare le risorse dedicate alla ricerca.
Risk assessment geopolitico e valutazione valute
L’export comporta rischi specifici legati alla stabilità politica, economica e valutaria dei mercati target. Una valutazione strutturata di questi rischi è fondamentale per prevenire perdite significative e garantire la sostenibilità dell’operazione commerciale.

Principali categorie di rischio da valutare
| Categoria di rischio | Indicatori da monitorare | Strumenti di mitigazione |
| Rischio politico | Stabilità governativa, tensioni sociali, relazioni diplomatiche | Diversificazione geografica, assicurazione SACE |
| Rischio economico | PIL, inflazione, disoccupazione, stabilità bancaria | Analisi di scenario, clausole contrattuali |
| Rischio valutario | Volatilità del cambio, controlli sui capitali | Coperture forward, clausole di adeguamento |
| Rischio di credito | Solvibilità clienti, tempi medi di pagamento | Lettere di credito, factoring, assicurazione crediti |
| Rischio legale | Stabilità normativa, efficienza sistema giudiziario | Arbitrato internazionale, scelta legge applicabile |
Per una valutazione oggettiva del rischio paese, è possibile consultare indici internazionali come l’OECD Country Risk Classification, il Doing Business della Banca Mondiale o i rating delle principali agenzie (S&P, Moody’s, Fitch).
Per quanto riguarda il rischio valutario, è fondamentale valutare non solo la volatilità storica della valuta locale rispetto all’euro, ma anche le previsioni future e l’eventuale presenza di controlli sui capitali che potrebbero ostacolare il rimpatrio degli utili.
Nota: SACE offre strumenti assicurativi specifici per le PMI esportatrici, che coprono sia il rischio di credito che il rischio politico. Questi strumenti possono essere particolarmente utili per l’approccio a mercati emergenti ad alto potenziale ma con elevata instabilità.
Sostenibilità del piano export
Un piano di export sostenibile deve basarsi su una valutazione realistica del ritorno sull’investimento (ROI) e delle tempistiche necessarie per raggiungere il punto di pareggio. L’internazionalizzazione è un processo che richiede pazienza e una visione di medio-lungo termine.

Parametri di sostenibilità economica
- Punto di pareggio (break-even point): Identificare il volume di vendite necessario per coprire i costi fissi e variabili dell’operazione di export
- Tempo di recupero (payback period): Stimare il periodo necessario per recuperare l’investimento iniziale (idealmente non superiore a 24-36 mesi)
- ROI atteso: Calcolare il ritorno sull’investimento previsto, considerando tutti i costi specifici dell’export
- Margine di contribuzione: Valutare se i margini sui mercati esteri sono sufficienti a giustificare l’impegno richiesto
- Flusso di cassa: Analizzare l’impatto dell’export sulla liquidità aziendale, considerando i tempi di pagamento più lunghi
È importante considerare che le tempistiche di ritorno variano significativamente in base al settore e al mercato target. Ad esempio, nel B2B industriale i cicli di vendita sono generalmente più lunghi rispetto al B2C, mentre mercati come quello giapponese richiedono tempi di penetrazione maggiori rispetto a mercati più dinamici come quelli del Sud-Est asiatico.
“L’export è una maratona, non uno sprint. Le PMI di successo sui mercati internazionali sono quelle che hanno saputo costruire una presenza graduale ma costante, investendo in relazioni di lungo periodo.”
Carlo Ferro, Presidente ICE Agenzia
Case study: PMI italiane di successo nei nuovi mercati
Analizzare esempi concreti di PMI italiane che hanno superato con successo la fase di valutazione dell’eleggibilità all’export può fornire preziosi insegnamenti. Ecco due casi emblematici in settori diversi.

Caso 1: Agroalimentare in Asia
Azienda: Pastificio Artigianale Toscano (35 dipendenti)
Mercato target: Giappone
Sfida iniziale: Stringenti normative sulla sicurezza alimentare e forte concorrenza locale
Approccio: L’azienda ha investito in certificazioni internazionali (ISO 22000, JAS) e ha condotto uno studio approfondito sulle preferenze dei consumatori giapponesi, adattando formati e packaging.
Risultato: Dopo 18 mesi di preparazione e un investimento iniziale di €120.000, l’azienda ha raggiunto il break-even al secondo anno, con l’export in Giappone che oggi rappresenta il 25% del fatturato totale.
Lezione chiave: L’investimento in certificazioni e adattamento del prodotto ha creato un vantaggio competitivo duraturo.
Caso 2: Manifatturiero in Africa
Azienda: Meccanica Innovativa Srl (48 dipendenti)
Mercato target: Kenya e Tanzania
Sfida iniziale: Instabilità valutaria e rischio di credito elevato
Approccio: L’azienda ha utilizzato gli strumenti SACE per la copertura del rischio di credito e ha sviluppato una rete di assistenza tecnica locale attraverso partnership con distributori locali.
Risultato: Crescita costante del 15% annuo nei mercati africani, con un modello di business scalabile che ha permesso l’espansione in altri paesi dell’area.
Lezione chiave: La mitigazione dei rischi attraverso strumenti assicurativi e partnership locali ha permesso di trasformare mercati complessi in opportunità di crescita.
Entrambi i casi evidenziano l’importanza di una valutazione approfondita dell’eleggibilità all’export e di un approccio strategico ai nuovi mercati. Le aziende hanno investito tempo e risorse nella fase preparatoria, costruendo solide fondamenta per una crescita sostenibile.
Checklist pratica per l’autovalutazione
Per facilitare il processo di autovalutazione dell’eleggibilità all’export, abbiamo sviluppato una checklist pratica che copre tutti gli aspetti fondamentali discussi in questa guida.

Checklist di eleggibilità all’export per PMI
Parametri finanziari
- La nostra azienda ha un EBITDA margin ≥ 8%
- Il nostro indice di liquidità corrente è ≥ 1,2
- Abbiamo allocato un budget specifico per l’internazionalizzazione (5-10% del fatturato)
- Possiamo sostenere un ciclo di vendita internazionale più lungo senza problemi di liquidità
Capacità produttiva e logistica
- Abbiamo una capacità produttiva inutilizzata di almeno il 20%
- I nostri processi sono sufficientemente flessibili per adattarsi a specifiche diverse
- Abbiamo identificato partner logistici con esperienza internazionale
- Il nostro team conosce le procedure doganali e gli Incoterms
Certificazioni e compliance
- Abbiamo identificato le certificazioni necessarie per i mercati target
- Il nostro prodotto/servizio è conforme agli standard internazionali
- Abbiamo verificato eventuali barriere tariffarie e non tariffarie
- La nostra proprietà intellettuale è adeguatamente protetta
Analisi di mercato
- Abbiamo condotto uno studio di mercato approfondito
- Conosciamo i principali competitor nei mercati target
- Abbiamo identificato i canali distributivi più adeguati
- Comprendiamo le preferenze e le abitudini dei consumatori locali
Risorse umane e competenze
- Abbiamo personale con competenze linguistiche adeguate
- Il management è pienamente impegnato nel progetto di internazionalizzazione
- Possiamo dedicare risorse specifiche all’export (export manager o team dedicato)
- Abbiamo accesso a consulenti specializzati in internazionalizzazione
Questa checklist rappresenta uno strumento di autovalutazione iniziale. Per un’analisi più approfondita, è consigliabile utilizzare strumenti specifici come l’Export Check-up di ICE Agenzia o richiedere una consulenza personalizzata.
Il ruolo degli enti pubblici e dei consulenti specializzati
Il sistema Italia offre numerosi strumenti di supporto alle PMI che intendono affacciarsi sui mercati esteri. Conoscere e sfruttare queste risorse può fare la differenza nel percorso di internazionalizzazione.

Principali enti di supporto all’export
ICE Agenzia
- Studi di mercato settoriali
- Servizi di ricerca partner
- Partecipazione a fiere internazionali
- Formazione e consulenza
- Scopri i servizi ICE
SIMEST
- Finanziamenti agevolati
- Contributi a fondo perduto
- Partecipazione al capitale
- Supporto per fiere e TEM
- Esplora i finanziamenti
SACE
- Assicurazione del credito
- Garanzie finanziarie
- Protezione investimenti
- Cauzioni e factoring
- Scopri le soluzioni
Il valore della consulenza specializzata
Affidarsi a consulenti specializzati in internazionalizzazione può accelerare significativamente il processo di valutazione dell’eleggibilità all’export e aumentare le probabilità di successo. I consulenti possono offrire:
- Valutazione oggettiva dei punti di forza e debolezza dell’azienda
- Conoscenza approfondita di mercati specifici
- Accesso a reti di contatti internazionali
- Supporto nell’identificazione e accesso a finanziamenti
- Accompagnamento nell’implementazione del piano export
Particolarmente utile può essere la figura del Temporary Export Manager (TEM), un professionista esperto che affianca l’azienda per un periodo limitato, trasferendo competenze e costruendo le basi per una presenza internazionale duratura. Il programma voucher TEM di SIMEST offre contributi significativi per l’inserimento di queste figure professionali.
Conclusioni: l’export come percorso strategico di crescita
La valutazione dell’eleggibilità all’export rappresenta il primo passo fondamentale nel percorso di internazionalizzazione di una PMI. Un’analisi oggettiva e approfondita permette di identificare in anticipo potenziali ostacoli e di prepararsi adeguatamente alle sfide dei mercati esteri.

L’export non rappresenta semplicemente un’opportunità di incremento del fatturato nel breve termine, ma una scelta strategica fondamentale per lo sviluppo sostenibile delle PMI italiane. I benefici di lungo periodo dell’internazionalizzazione includono:
- Diversificazione del rischio e maggiore resilienza aziendale
- Stimolo all’innovazione e al miglioramento continuo
- Economie di scala e ottimizzazione dei processi
- Valorizzazione del brand e del capitale reputazionale
- Accesso a conoscenze e best practice internazionali
- Crescita culturale dell’organizzazione
Il percorso di internazionalizzazione richiede visione, pianificazione accurata e persistenza, ma rappresenta un investimento con ritorni potenziali straordinari. L’eccellenza del Made in Italy continua a rappresentare un vantaggio competitivo sui mercati globali: valorizzarlo attraverso strategie di export ben strutturate è la chiave per trasformare questa potenzialità in successo concreto.
Ricordate: l’export è una maratona, non uno sprint. Le PMI che affrontano questo percorso con la giusta preparazione e con un approccio strategico sono quelle che raccolgono i frutti più significativi nel medio-lungo periodo.

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