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Gli Stati Uniti restano il principale mercato extra UE per il cibo italiano, con quasi 8 miliardi di euro nel 2024.

Oggi parliamo di come i dazi possono cambiare le regole del gioco. Un aumento dei costi all’ingresso significa meno competitività sul mercato americano e margini compressi per molte aziende.

Secondo Coldiretti e Filiera Italia, dazi al 15% minacciano oltre 1 miliardo per vino, olio e pasta. L’impatto non è solo sul valore delle vendite, ma anche sul PIL e sui posti di lavoro.

Per le imprese, specialmente le PMI premium, un dazio significa decisioni difficili: assorbire il costo, aumentare il prezzo o ridurre volumi. Il risultato può essere una perdita diretta di quote e investimenti rimandati.

Punti chiave

  • Gli Stati Uniti rappresentano quasi 8 miliardi di euro per il cibo Made in Italy nel 2024.
  • I dazi crescenti comprimono margini e possono ridurre il valore delle vendite.
  • Settori come vino, olio e pasta sono segnali d’allarme per tutta la filiera.
  • Le PMI rischiano maggiormente per la scarsa leva sul prezzo.
  • Azioni immediate: diversificazione, negoziazione prezzi, revisione listino e logistica.

Sintesi esecutiva per il management

Ecco cosa deve sapere il team dirigente per rispondere all’aumento dei dazi. Qui trovi rischi concreti, settori più esposti e priorità operative per proteggere valore e posti di lavoro nel mercato statunitense.

Dove colpiscono i dazi? I settori e valori a rischio

Gli studi Upb indicano che farmaceutica, estrattivo e autoveicoli sono i settori più colpiti. Nelle filiere metalmeccaniche e tessili si stimano perdite occupazionali significative.

Coldiretti e Divulga segnalano per l’agroalimentare oltre 1 miliardo di euro a rischio con dazi al 15%: vino 290 mln, olio 140+ mln e pasta 74 mln.

Rischi dominanti nel periodo presente

Il primo canale di impatto è il prezzo: erosione dei margini se l’aumento non viene trasferito. Poi la quantità: ordini rimandati o cancellati. Infine l’occupazione: tagli nelle aree più esposte.

Finestra di opportunità e priorità immediate

Le imprese italiane hanno pochi mesi per reagire. Creare una “war room” commerciale migliora tempi decisionali.

  • Rinegoziare listini e incoterms.
  • Mappare codici HS e simulare scenari cliente per cliente.
  • Puntare su segmenti premium e canali HoReCa o specialty retail.
Settore Valore a rischio (euro) Principale effetto Nota geografica
Vino 290.000.000 Riduzione volumi Stati Uniti
Olio 140.000.000+ Perdita quota Stati Uniti
Pasta 74.000.000 Rallentamento spedizioni Stati Uniti
Automotive / Farmaceutica Milioni vari Interruzioni catene fornitura Mercato globale

“Agire subito su prezzo, logistica e contratti è la differenza tra contenere e subire l’impatto.”

Monitorare KPI settimanali (rotazioni, lead time, quota resi) e allocare budget 2025-2026 per promozione mirata aiuta a preservare valore dell’export italiano.

Metodologia e fonti dell’Industry Report

Come abbiamo costruito le stime? Il lavoro unisce dati istituzionali, analisi associative e studi di mercato per offrire un quadro operativo e replicabile.

Fonti principali: integriamo Upb per l’impatto macro e settoriale, Coldiretti/Filiera Italia/Centro Studi Divulga per l’agroalimentare, Centro Studi Confindustria per accessori moda e NOMISMA per i dati sui formaggi (es. Pecorino 2024).

Approccio analitico e orizzonte temporale

Il nostro sistema di analisi effettua un confronto tra valore (euro), volumi e margini.

Periodo di riferimento: aggiornamento a luglio 2025 con orizzonte fino al primo trimestre 2026 e focus sul primo trimestre 2025 per indicatori di cuscinetto finanziario.

Assunzioni, elasticità e scenari

  • Tre livelli di trasferimento prezzo (alto, medio, basso) per riflettere diverse strategie commerciali.
  • Elasticità: range specifici per alimentari e beni discrezionali; per i formaggi usiamo il range USDA e uno scenario prudente a -1,20.
  • Usiamo i profitti delle società non finanziarie USA (Q1 2025) come proxy del potenziale assorbimento senza rialzo di prezzo.

“Triangolare fonti diverse e validare con benchmark reali riduce il margine d’errore nelle simulazioni.”

Output atteso: modelli per simulare impatti su P&L, prezzi target e break-even di promozioni, con segmentazione per mercato e canale (retail, HoReCa, e-commerce).

Quadro macro 2025: dazi americani, inflazione e domanda negli Stati Uniti

Nel quadro macro del 2025, l’equilibrio tra inflazione e profitti corporate determina la capacità di assorbire i dazi. Il mercato americano resta resiliente, ma con segnali di attenzione sul prezzo e sulla sensibilità dei consumatori.

Inflazione PCE e pricing power

A maggio il PCE sui beni durevoli è rimasto a 0% m/m. Questo indica scarso pass-through dei maggiori oneri verso il consumatore.

Risultato: retailer e distributori mostrano prudenza e potrebbero richiedere contributi promozionali.

Profitti corporate e capacità di assorbimento

Le società non finanziarie hanno registrato quasi 2.400 miliardi di dollari nel primo trimestre 2025, +80% rispetto al Q1 2020. Molte aziende possono quindi assorbire parte dell’impatto senza aumentare subito il prezzo.

Tuttavia il caso GM (stima -5 mld $ nel 2025) dimostra che la capacità varia per settore e filiera.

Indicatore Valore Interpretazione Conseguenza pratica
PCE beni durevoli (maggio) 0% m/m Bassa pressione sui prezzi Maggiore competizione promo
Profitti corporate ~2.400 miliardi dollari Buffer per assorbire costi Negoziazioni commerciali più complesse
Inflazione 2020-2024 +14,2% CPI cumulato Periodo di raffreddamento Limitata capacità di rialzi listino

“Con pricing power in calo, serve misurare elasticità e definire listini dinamici per canale.”

tariffe Usa perdita export Italia: mappa dei canali di trasmissione

La catena che collega i dazi al prezzo finale è spesso più lunga di quanto sembri. Dal passaggio in dogana al carrello del consumatore intervengono molte leve: importatore, distributore e retailer influenzano il risultato.

Il sistema di trasmissione varia per categoria. Per prodotti a rapido consumo l’effetto è quasi istantaneo. Per beni a catalogo l’impatto arriva più lentamente.

  • Dal dazio al prezzo: dogana → importatore → distributore → retailer → consumatore.
  • L’impatto dazi si vede su listini, promozioni e mix di prodotti: sconti più bassi o formati economici.
  • Le filiere lunghe (vino imbottigliato, formaggi porzionati) mostrano una maggior parte di valore esposta e margini più stretti.
  • I servizi collegati (marketing, consulenze, promozione) soffrono quando i budget vengono tagliati.

Per l’export italiano verso stati uniti alcune aziende ritardano l’aumento contrattuale, altre lo assorbono parzialmente. In settori con sostituti locali il rischio in euro di perdita di quota cresce.

“Mappare i canali è la prima azione: rinegoziare fee, ridurre lead time e monitorare KPI come margine per cliente.”

Agroalimentare sotto pressione: effetti per vino, olio, pasta e formaggi

Per vino, olio, pasta e formaggi il conto dei dazi è già misurabile in milioni di euro. Le aziende devono valutare rapidamente impatto su listini e presenza sugli scaffali.

Vino: un rischio stimato di 290 milioni di euro comprime promozioni e shelf space nel mercato americano.

Olio extravergine: aggravio oltre 140 milioni di euro che può spingere buyer e ristorazione a cercare alternative più economiche.

Pasta: oneri vicino a 74 milioni di euro. I formati entry-level soffrono più dei segmenti premium legati a ricette regionali.

Formaggi DOP: il caso Grana Padano

Il dazio storico portato al 25% ha già aggiunto circa 6 $/kg. Con un ulteriore aumento del 30% il peso totale salirebbe e il prezzo al consumo supererebbe 50 $/kg negli stati uniti.

  • Con aumento dazi al 30% Coldiretti stima una perdita di 2,3 miliardi di euro sul settore agroalimentare da 7,8 miliardi.
  • Il prezzo finale decide la rotazione: brand forti tengono quota; altri vedono calo vendite.
  • Strategie pratiche: bundle, formati familiari e canali specialty per distribuire il valore medio del carrello.

“Collaborare con importatori locali e puntare su education e tasting aiuta a sostenere la disponibilità a pagare.”

Categoria Impatto stimato (euro) Effetto principale Azioni consigliate
Vino 290.000.000 Taglio promo / scaffali Focus premium e HoReCa
Olio EVO 140.000.000+ Perdita quota Bundle e formati
Pasta 74.000.000 Rallentamento spedizioni Rivedere MOQ e logistica
Formaggi DOP Variabile Prezzo consumo >50 $/kg Campagne educative

Moda e accessori verso Stati Uniti: impatto dazi e strategie delle imprese

Le maison e le PMI della moda stanno già attivando piani per difendere margini e presenza nel mercato stati uniti.

Secondo Confindustria accessori moda, le esportazioni verso gli Stati Uniti nel 2024 hanno raggiunto 2,8 miliardi euro (-3,5%).

Dati chiave e rischio per comparto

Calzature valgono circa 1,4 mld € e pelletteria 1,2 mld €. Questi segmenti risultano i più esposti ai dazi.

Molte aziende temono un impatto sui risultati 2025: i retailer commerciali negli Stati Uniti mostrano scarsa propensione ad accettare rialzi di listino.

Strategie pratiche e priorità commerciali

  • Diversificazione: 51% delle aziende già muove vendite verso Asia (32%), Europa (31%) e Medio Oriente (19%).
  • Proteggere presenza USA mentre si apre nuovo canale richiede tempo e investimenti.
  • Capsule collection, materiali alternativi e upcycling aiutano a sostenere un prezzo più alto senza perdere appeal.
  • Collaborazioni con department stores ed e‑commerce aumentano traffico e conversione, riducendo l’impatto sul valore medio.
  • Monitorare KPI: sell-through, scontistica media, incidenza resi e rotazione magazzino per stagione.

Supporto tecnico e benchmark del centro studi confindustria sono utili per capire quali canali reagiscono meglio al shock competitivo.

Automotive, macchinari e beni intermedi: dove l’impatto può amplificarsi

Nel comparto dei beni intermedi le tensioni doganali si propagano lungo intere catene del valore. Un piccolo aumento di costo su un componente si somma ai passaggi successivi e pesa sul prezzo finale.

Upb: settori più vulnerabili

Upb segnala che farmaceutica, estrattivo, autoveicoli e tessile risultano tra i più colpiti. Le ricadute interessano metalli, macchinari e servizi collegati.

Il caso GM e la lezione pratica

GM stima una perdita di circa 5 miliardi dollari nel 2025. Quando la domanda è elastica, non è possibile trasferire il costo al consumatore senza ridurre vendite.

Per le imprese, alcune leve funzionano: certificazioni, service locale e clausole di revisione prezzi nei contratti. Prodotti standard rischiano ordini rinviati; componenti custom restano più difendibili.

Elemento Settore Effetto Azioni consigliate
Supply chain multipaese Autoveicolo Amplifica il dazi Partnership USA, assemblaggio locale
Componenti commodity Macchinari Ordini rinviati Rinegoziazione contratti
Componenti custom Meccanica Minore sostituibilità Certificazioni e service

Prezzi, margini e trasferimento del dazio: chi paga alla fine

La questione centrale è semplice: chi assorbe davvero il rincaro quando scattano i dazi? La risposta varia per categoria e canale.

Con il PCE sui beni durevoli fermo allo 0% m/m a maggio, il pass-through verso il consumatore resta limitato. In pratica i prezzi al dettaglio non riflettono pienamente l’aumento e la pressione ricade sui margini.

I profitti delle società non finanziarie hanno raggiunto quasi 2.400 miliardi dollari nel primo trimestre 2025. Questo dato indica che esiste un ammortizzatore, ma non tutte le imprese possono utilizzarlo allo stesso modo.

  • Effetti tipici: compressione dei margini e richiesta di contributi promozionali.
  • Strategie pratiche: rimodulare pack, testare micro-aumenti e usare A/B test per canale.
  • Ripartizione dell’onere: parte resta a chi acquista negli Stati Uniti, parte grava sul fornitore.

Consiglio operativo: misurare ROI del trade spend e monitorare mix margine/rotazione. Inserire clausole di revisione prezzi indicizzate ai dazi riduce contenziosi e migliora la trasparenza con i partner.

“Comunicare il valore—qualità, origine e sostenibilità—aiuta a giustificare eventuali ritocchi di prezzo.”

Elasticità della domanda e modello per categoria: il caso Pecorino

Vediamo un esempio pratico che collega il confronto tra differenziali tariffari e l’andamento delle vendite. Usiamo il Pecorino come caso-test per spiegare metodologia e risultati.

elasticità domanda pecorino

Differenziali e ipotesi di elasticità

Il modello parte dal confronto tra dazi UE e dazi USA: per il Pecorino il differenziale stimato è 2,9% a favore del mercato americano.

Assumendo un’elasticità della domanda pari a -1,20, ogni 1% di aumento del prezzo comporta una riduzione dell’1,2% delle quantità vendute.

Quantificazione dell’impatto

Con un aumento del prezzo pari al 2,9% si ottiene una stima di calo vendite del -3,48%.

Su esportazioni 2024 pari a 150,8 milioni euro (NOMISMA), la perdita attesa in valore è circa 5,24 milioni €.

  • Questo esempio mostra come anche piccoli scostamenti tariffari producano effetti tangibili su prodotti porzionati.
  • Nei canali HoReCa l’elasticità può risultare più bassa grazie a listini e menu engineering.
  • Mitigazioni pratiche: formati, grammature, bundle e promozioni con prodotti a minor impatto tariffario.
Voce Valore Interpretazione
Differenziale dazi Pecorino 2,9% Aumento stimato prezzo al dettaglio
Elasticità usata -1,20 Riduzione quantità per 1% di aumento prezzo
Calo stimato vendite -3,48% Effetto quantità sul mercato americano
Perdita valore 5,24 mln € Su base export 2024 = 150,8 mln €

“Il caso Pecorino è un prototipo replicabile per vino, olio e pasta: cambiano elasticità e margini, ma il metodo resta lo stesso.”

Per approfondire i settori più richiesti e strategie di mercato, vedi il nostro confronto con altri comparti in questa analisi.

Settori più richiesti nel mercato americano

Occupazione e Pil: valutazioni Upb e rischi di filiera

L’aumento delle barriere commerciali ha effetti concreti su lavoro e crescita già nel breve periodo.

Secondo l’Upb, l’impatto dazi si traduce in una riduzione del PIL di -0,2 punti percentuali nel 2026 e di -0,1 nel 2027. È un segnale tangibile per la nostra economia e per le aziende che dipendono dai mercati esteri.

Chi soffre di più e come si propaga

I settori più esposti sono farmaceutica, estrattivo e autoveicoli. Questi comparti trascinano a valle metalli, macchinari e tessile.

Quando un settore rallenta, la perdita arriva anche ai servizi professionali: pubblicità, ricerca e fornitura di personale subiscono contraccolpi.

  • Perdite occupazionali concentrate in metalli, macchinari e tessile.
  • Effetti indiretti su consulenze e servizi collegati.
  • Le PMI, meno diversificate, rischiano di più e necessitano priorità nella gestione del rischio.

“Monitorare occupati, ordini esteri e utilizzo della capacità produttiva su base trimestrale permette di attivare in tempo gli ammortizzatori.”

Per l’Unione Europea è strategico coordinare risposta e negoziato con gli stati uniti per ridurre incertezza e frammentazione delle misure nazionali. Misure ponte utili nel periodo 2025-2026 includono supporto di liquidità, crediti d’imposta per promozione e garanzie all’export.

Infine, serve un coordinamento pubblico-privato per accelerare l’accesso a mercati alternativi e rafforzare i distretti locali con programmi di internazionalizzazione rapida.

Per una sintesi delle implicazioni politiche e commerciali vedi anche l’analisi dedicata su il Sole 24 Ore.

Competizione internazionale: rischio dumping e pressioni da altri paesi

La sostituzione sui scaffali può avvenire senza clamore. Piccoli cali di rotazione mese su mese diventano trend in pochi trimestri. Questo è il rischio più concreto per chi vende premium.

Nel mercato americano Grecia, Spagna, Cile e Marocco si muovono rapidamente su olio e vino. Politiche di prezzo aggressive e stock locali rendono la sostituzione più facile.

Il caso Grecia mostra segnali chiari: ordini cancellati nella seconda metà del 2025 per il comparto agri-food. Questo non riguarda solo un singolo paese, ma l’intero sistema di approvvigionamento.

  • I dazi aumentano la pressione competitiva: paesi alternativi possono occupare spazi lasciati liberi.
  • Prodotti simili con prezzo inferiore usano sampling e promozioni per conquistare quota.
  • Buyer chiedono piani di marketing cooperativo: contribuire ai costi può proteggere il valore del brand.
Paese Segmento Rischio principale Azione consigliata
Grecia Olio, vino Ordini cancellati (H2 2025) Storytelling terroir, tasting
Spagna Olio, vino Prezzo competitivo Presidio Nord‑Est, West Coast
Cile / Marocco Vino, olio Stock locali, logistica veloce Marketing cooperativo, membership

“Difendere il posizionamento premium richiede esperienza, non solo sconti.”

Playbook operativo per le imprese italiane

Un playbook operativo aiuta le imprese a trasformare scelte tattiche in difesa del valore. Qui trovi mosse concrete e misurabili per ridurre l’impatto dell’aumento sui listini e sulla competitività.

Riduzione pass-through: rinegoziazione margini e logistica

Rinegoziare i margini con importatori e distributori significa condividere l’onere del dazi in cambio di piani promozionali con KPI chiari.

Ottimizzare incoterms, consolidare spedizioni e creare hub regionali riduce costi accessori e tempi di consegna.

Pricing dinamico e formati prodotto per soglie tariffarie

Testare soglie psicologiche e multipack aiuta a contenere l’impatto sul prezzo unitario senza erodere brand equity.

Rimodulare assortimento spingendo referenze con miglior rapporto valore/euro limita il rischio di sostituzione sul mercato.

Diversificazione canali verso stati uniti e mercati alternativi

Diversificare canali (specialty, e‑commerce, club, HoReCa) intercetta nicchie meno sensibili al prezzo.

Parallelamente, accelerare su Asia, Europa e Medio Oriente con piani export dedicati e storytelling locale bilancia il rischio commerciale.

  • Investire in co‑op funds legati a obiettivi concreti invece di scontare a fondo perso.
  • Proteggere il brand con promo intelligenti e limited edition, non sconti lineari.
  • Pianificare cash flow per il fabbisogno extra dovuto ai dazi e a tempi di incasso più lunghi.
  • Dashboard mensile su rotazioni, margini per canale e tasso di sostituzione con concorrenti.

“Misurare e correggere ogni 30 giorni evita scelte difensive che compromettono il valore a medio termine.”

Agenda policy: Unione Europea, governo italiano e negoziati con gli Stati Uniti

Breve introduzione: la fase politica chiede misure rapide e coordinate. Enti e associazioni sollevano proposte operative per proteggere valore e posti di lavoro.

Bonus anti-dazi, credito d’imposta e promozione nei mercati terzi

In programma per luglio 2025: misure-ponte come un credito d’imposta sulle spese promozionali e supporti alla liquidità per le imprese italiane esposte.

  • Fondi per promozione nei mercati terzi e assicurazioni export per ridurre il rischio ordini.
  • Interventi selettivi su filiere ad alta intensità di lavoro e valore aggiunto domestico.
  • Rafforzare desk USA delle agenzie per intelligence, matchmaking e supporto legale su codici HS.

Posizionamento negoziale UE e tutela del Made in Italy

L’Unione Europea deve agire compatta nei negoziati con gli stati uniti. Serve fermezza della Commissione europea per evitare escalation e ottenere esenzioni mirate.

“Coordinamento e trasparenza permettono di quantificare i miliardi euro di valore difeso e di reagire con tempestività.”

Strumento Beneficiari Impatto atteso Priorità
Credito d’imposta promozionale PMI e consorzi Riduce costi marketing, migliora visibilità Luglio 2025 – misura ponte
Fondo promozione mercati terzi Distretti e regioni Aumenta penetrazione, difende quota Campagne 12 mesi
Assicurazioni export e linee di credito Imprese italiane con vendite in euro Protegge flusso cassa e ordini Implementazione rapida, revisione trimestrale

Linea d’azione consigliata: aprire tavoli tecnici con retailer e importatori USA per condividere oneri e definire soluzioni pratiche. Timeline chiara e revisioni trimestrali aiutano a misurare risultati e adattare la strategia.

Outlook per luglio 2025-primo trimestre 2026: traiettorie e segnali da monitorare

Outlook luglio 2025–Q1 2026: i prossimi mesi chiedono attenzione su rotazioni retail, intensità promo e andamento ordini verso stati chiave.

A giugno 2025 l’export agroalimentare verso stati uniti è sceso del -2,9% (primo calo da settembre 2023), mentre l’export totale verso stati uniti mostra +10,3%.

Segnale chiave: se la divergenza tra esportazioni agro e il resto persiste, le imprese devono ribilanciare mix prodotti verso canali più resilienti.

Monitorare volumi in dollari ed euro insieme ai miliardi di valore a rischio. Controllare anche paesi sostitutivi che avanzano con listini aggressivi.

Prima azione pratica: rolling forecast delle esportazioni verso stati uniti, stress test su cambi e tempi incasso, e piani tattici (campagne stagionali, formati soglia, hub logistici).

Conclusione: chi legge i segnali deboli e adatta velocemente il portafoglio mantiene quota nel mercato americano nonostante i dazi.

FAQ

Che cosa prevede il rapporto sull’impatto dei dazi USA al 15% sulle esportazioni italiane?

Il rapporto stima che un dazio del 15% possa causare una riduzione significativa del valore delle vendite negli Stati Uniti, con effetti su volumi e prezzi che si traducono in cali nei ricavi e in rischi occupazionali. Le stime macro parlano di decine di miliardi di euro a rischio e di migliaia di posti di lavoro esposti nelle filiere più concentrate sull’export verso il mercato americano.

Quali settori risultano più colpiti dai dazi verso gli Stati Uniti?

I settori più vulnerabili sono l’agroalimentare (vino, olio, pasta, formaggi Dop), moda e accessori (calzature e pelletteria), automotive, macchinari e beni intermedi. Anche farmaceutica e alcuni segmenti dell’industria estrattiva mostrano esposizione, a seconda delle catene di valore e delle quote di mercato negli USA.

Come è stata costruita la metodologia dello studio?

Lo studio combina dati statistici e analisi di fonti come Istituti di ricerca, Confindustria, Coldiretti, NOMISMA e indicatori di inflazione Usa. Usa ipotesi su trasferimento dei prezzi, elasticità della domanda e scenari di dazio differenti per modellare impatti su valore, quantità e occupazione.

Che ruolo gioca l’inflazione USA nella capacità di assorbire i dazi?

Un’inflazione dei beni durevoli contenuta riduce il potere di trasferire l’onere tariffario sui consumatori. Se il pricing power delle imprese è basso, i margini assorbono parte del dazio, limitando il pass-through e aumentando la vulnerabilità delle imprese esportatrici.

Qual è l’effetto specifico sui prodotti agroalimentari italiani?

Il rapporto quantifica rischi precisi: il vino potrebbe perdere centinaia di milioni di euro di valore sul mercato statunitense, l’olio extravergine subirebbe aggravio sui prezzi e perdita di quota, la pasta vedrebbe un aumento degli oneri e rallentamenti nelle spedizioni, e i formaggi Dop, come nel caso del Grana Padano, affrontano aumenti del prezzo al consumo oltre soglie rilevanti.

Come può reagire il settore moda alle nuove tariffe americane?

Le aziende possono accelerare la diversificazione geografica, rafforzare canali alternativi in Asia, Europa e Medio Oriente, e rivedere mix prodotto e strategie di prezzo per ridurre l’effetto sui margini. Rinegoziazione dei fornitori e ottimizzazione logistica sono leve operative chiave.

In che modo l’automotive e i macchinari sono esposti ai dazi?

Questi segmenti hanno catene di fornitura complesse e contenuto importato elevato, quindi l’impatto può amplificarsi lungo la filiera. In alcuni scenari si prospettano perdite molto elevate in termini di fatturato e competizione dal lato dei produttori locali o sostitutivi.

Chi finisce per pagare davvero il dazio: consumatore, impresa o distributore?

Dipende dall’elasticità della domanda e dal potere di mercato. Con domanda sensibile al prezzo, le imprese tendono ad assorbire parte del costo comprimendo i margini; in mercati meno elastici i consumatori subiscono aumenti di prezzo. Spesso l’onere si ripartisce tra tutti gli attori della catena.

Come sono state stimate le elasticità per prodotti come il pecorino?

Le elasticità derivano da studi settoriali e dati di mercato (es. NOMISMA). Per il pecorino si usano differenziali tariffari UE‑USA e un modello che applica elasticità attorno a -1,20 per stimare la riduzione percentuale delle vendite e la perdita in valore su base dati 2024.

Quali sono le possibili ripercussioni sull’occupazione e sul Pil italiano?

Le analisi indicano rischi concreti per posti di lavoro nelle filiere export-oriented e un possibile impatto negativo sul Pil, con stime che ipotizzano cali fino a qualche decimo di punto percentuale in scenari più severi, in particolare entro il 2026.

Quali paesi potrebbero sostituire i produttori italiani sul mercato americano?

Paesi come Grecia, Spagna, Cile e Marocco possono rappresentare fornitori alternativi per alcuni prodotti agroalimentari e commodity, aumentando la pressione competitiva e il rischio di perdita di quote di mercato per le aziende italiane.

Quali azioni operative sono suggerite alle imprese italiane per ridurre l’esposizione?

Il playbook raccomanda rinegoziazione dei margini, ottimizzazione della logistica, pricing dinamico, modifica dei formati prodotto per aggirare soglie tariffarie e diversificazione dei canali negli USA e verso mercati alternativi.

Che misure di policy sono proposte per mitigare l’impatto dei dazi?

Le proposte includono bonus anti-dazi, crediti d’imposta, supporto alla promozione sui mercati terzi e azioni negoziali coordinate a livello UE per tutelare il Made in Italy e ridurre gli effetti competitivi delle tariffe americane.

Quali indicatori monitorare nei prossimi mesi (luglio 2025‑Q1 2026)?

Conviene seguire evoluzione dei dazi annunciati, dati sulle esportazioni verso il mercato americano, dinamiche di prezzo al consumo negli USA, profittabilità delle imprese non finanziarie e segnali di diversificazione dei flussi commerciali da parte delle aziende italiane.

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