Il 23 agosto 2025, su Truth è partita un’indagine tariffaria sui mobili in arrivo negli stati uniti.
La procedura è accelerata: entro 50 giorni si deciderà se applicare un’aliquota all’ingresso. Per molte imprese italiane questo significa dover rivedere listini e ordini in corso.
Perché conta? Il mercato americano è spesso il principale sbocco in valore per il Made in Italy del mobile, con scontrini medi elevati e clienti fidelizzati.
Il peso pratico: un divano o una cucina comprati oggi potrebbero costare di più domani. Ogni punto in più di dazio si traduce in milioni di euro sulle filiere e può alterare consegne e sconti.
Il ruolo del presidente USA sarà decisivo: una scelta politica può incidere direttamente sui prezzi e sui tempi. Nei prossimi 50 giorni vedremo scenari diversi e misure utili per imprese e consumatori.
Punti chiave
- Indagine lampo: decisione entro 50 giorni che può cambiare i prezzi.
- Imprese italiane rischiano margini e ritocchi sui listini.
- I consumatori potrebbero pagare di più su divani e cucine.
- Ogni punto di dazio ha impatti in euro sulle filiere.
- La scelta del presidente è un fattore politico chiave.
Che cosa sta accadendo: indagine tariffaria Usa sui mobili in arrivo
Il presidente ha annunciato su Truth l’apertura di una verifica che riguarda le importazioni dirette dagli stati uniti e fissa una scadenza chiara: 50 giorni.
«Entro i prossimi 50 giorni l’indagine sarà completata e i mobili provenienti da altri Paesi saranno soggetti a dazi doganali a un’aliquota ancora da definire».
Questo significa che, anche se l’aliquota non è nota, le aziende devono già simulare scenari di prezzo e margine. Le trattative con buyer esteri potrebbero richiedere clausole di adeguamento o revisioni dei termini di consegna.
La mossa ha anche un chiaro intento di politica industriale: riportare produzioni in Stati come North Carolina, South Carolina e Michigan. Per chi esporta, diventa cruciale monitorare alcuni dati operativi.
- Volumi per categoria (living, kitchen, contract).
- Lead time di produzione e spedizione.
- Incidenza logistica sul prezzo franco destino.
In pratica: un dazio è una tassa all’importazione che si somma al prezzo e può cambiare la competitività. I giorni passano in fretta: sincronizzare produzione e spedizioni e predisporre listini a scalini è la misura più pratica per non bloccare gli ordini.
eccesso dazi mobili USA: il nodo per il Made in Italy
Per il settore del mobile la questione tariffaria pesa in modo diverso rispetto ad altri beni. Il legno, gli imbottiti e le finiture richiedono spazi, trasporti dedicati e molte lavorazioni manuali.
Perché il mobile è diverso: alto peso e volume aumentano i costi logistici. Componenti pregiati e passaggi artigianali moltiplicano il valore aggiunto. Un’aliquota percentuale ha quindi un impatto più pronunciato rispetto a prodotti leggeri e standardizzati.
Settori e prodotti più esposti
- Imbottiti: salotti e divani con tempi di produzione lunghi.
- Cucine su misura: margini sensibili e consegne programmate.
- Arredo contract: grandi ordini con lead time elevati.
Sul mercato i buyer potrebbero preferire linee pronte o fasce prezzo più basse. Le aziende possono mitigare con assemblaggio locale, packaging compatto e verifiche su certificazioni per evitare ritardi doganali.
Il contesto politico-commerciale tra Stati Uniti ed Europa
Il 27 luglio in Scozia è stato siglato un accordo che cambia la cornice del commercio transatlantico.
La negoziazione tra il presidente della Commissione UE e il presidente americano ha fissato un tetto massimo del 15% per la maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti.
Per Copagri si tratta di un compromesso al ribasso che lascia insoddisfatte alcune filiere.
Accordo politico Ue-Usa: tetto del 15%
Il passaggio da un mosaico di importi cumulativi a un cap crea più certezza nei rapporti commerciali.
Tuttavia lo spazio di manovra negoziale si riduce: le imprese non possono più sperare in agevolazioni localizzate per singoli paesi.
Dal regime cumulativo al cap: perché è un compromesso
Le rappresentanze agricole parlano di perdita di competitività per alcuni paesi e prodotti.
- Le filiere con basso contenuto di valore aggiunto soffrono di più.
- Chi punta sul contenuto premium può difendere meglio il prezzo.
- Standard, equivalenze regolatorie e tempi doganali pesano quanto le tariffe.
| Voce | Prima | Ora | Impatto pratico |
|---|---|---|---|
| Regime | Dazi cumulativi variabili | Cap massimo 15% | Più prevedibilità, meno flessibilità |
| Filiere | Varie | Alcune penalizzate | Riprogettare prezzi e logistica |
| Fattori non tariffari | Trascurati | Rilevanti | Standard e tempi doganali decisivi |
In sintesi: la politica decisa a luglio dà un quadro nuovo. Le imprese devono rivedere prezzi, catene e priorità per restare competitive nell’economia dei prossimi mesi.
Effetti sull’agroalimentare: segnali utili per capire l’impatto sul mobile
I dati sull’export alimentare sono una lente semplice ma potente. L’America è stata vicina a 8 miliardi di euro nel 2024 per il nostro cibo. Quando i prezzi si alzano, gli effetti sono rapidi.

Con un rincaro del 10% nei primi tre mesi, a giugno c’è stato un calo del 2,9% nelle vendite verso gli Stati Uniti, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
Vino, olio d’oliva e pasta: costi aggiuntivi e primi dati Istat
Stime indicative: vino oltre 290 milioni, olio extravergine oltre 140 milioni, pasta circa 74 milioni. Questi numeri mostrano come il costo aggiuntivo si traduca in perdita di valore.
| Prodotto | Perdita stimata (€) | Effetto principale | Azioni possibili |
|---|---|---|---|
| Vino | 290.000.000 | Prezzo al consumatore più alto | Segmentazione e promozioni |
| Olio extravergine | 140.000.000 | Margini compressi | Valorizzazione qualità |
| Pasta | 74.000.000 | Riduzione volumi | Pacchetti prezzo |
Per le imprese la lezione è chiara: il cap al 15% sembra gestibile, ma la debolezza del dollaro e l’inflazione possono amplificare la causa del problema. Tradotto per il mobile: un divano da 3.000 euro con un’aggiunta del 10-15% può diventare molto più caro per il cliente finale.
Rischi macro: dollaro debole, inflazione e crescita Usa rallentata
La fragilità del dollaro può avere effetti a catena sui prezzi al consumo. Se il cambio resta debole e salgono i dazi, il costo finale per il compratore americano cresce. Questo crea un rischio di boomerang sulle vendite di articoli importati.
Debolezza del dollaro e prezzi al consumo: il possibile effetto boomerang
Prezzi più alti spingono i clienti a rimandare acquisti o a cercare alternative economiche. Nel concreto: carrelli medi più attenti, richieste di sconto e tempi decisionali più lunghi.
PIL Usa al +1,2% annuo nel primo semestre: margini di manovra ridotti
L’economia cresce solo dell’1,2% su base annua, contro il 2,5% dell’anno precedente. Questa riduzione significa meno capacità di spesa e maggior prudenza nei consumi.
Impatto pratico sul settore:
- CalO dei volumi se i retailer non assorbono i costi.
- Rischio maggiore sui contratti contract e hospitality con budget fissi.
- Modo di reazione: coperture sul cambio, consegne più leggere e focus su best-seller.
| Voce | Effetto | Contromisura |
|---|---|---|
| Cambio debole | Prezzi al consumo più alti | Coperure valutarie |
| Crescita rallentata | Domanda più cauta | Promozioni e bundle |
| Costi all’import | Calo volumi | Spedizioni frequenti e leggere |
Scadenze chiave e rischio escalation
Agosto e ottobre segnano due date che potrebbero rimodellare gli scambi internazionali. La tregua commerciale con la Cina scade il 12 agosto, mentre quella con il Messico termina a ottobre.
Questi due mesi possono cambiare il quadro dei mercati. Un rinnovo o un’inasprimento influisce sulle catene di approvvigionamento e sulla concorrenza sugli scaffali degli stati uniti.
Tregua con la Cina (12 agosto) e con il Messico (ottobre): implicazioni per i mercati
Perché riguarda anche il settore del mobile? Nuove misure su altri paesi rimescolano fornitori, costi di approvvigionamento e timing delle consegne.
- Facciamo ordine: ad agosto scade la tregua con la Cina, a ottobre quella con il Messico. Sono due mesi critici.
- Gli stati uniti possono usare le tariffe come leva di politica commerciale, aumentando l’incertezza per ordini a lungo termine.
- Finora non c’è stato un crollo evidente, ma il rischio di escalation esiste: è prudente prepararsi.
- Consiglio operativo: scaglionare le spedizioni nei prossimi mesi per non concentrare il rischio in una sola finestra.
- Comunicare per tempo con distributori e clienti evita stop improvvisi e perdite evitable nei mercati.
Impatto potenziale sul mercato del mobile italiano
Anche una piccola aliquota può generare un effetto a catena sui listini e sui margini.
La catena del prezzo passa dal produttore al distributore fino al cliente finale. Parte del costo può essere assorbita dalle aziende; un’altra parte può essere trasferita ai clienti.
Per fare un esempio pratico: su un ordine da 100.000 euro, un’aliquota del 10% pesa per 10.000 euro. Decidere chi copre quella somma è questione di margini e strategia commerciale.
Linee di ingresso e prodotti di fascia media rischiano più cancellazioni. Il segmento luxury regge meglio, ma subisce comunque un impatto sui volumi.
Per le imprese e le aziende con forte quota export la priorità è difendere il gross margin senza tagliare servizi essenziali come assistenza o marketing.
- Ritocchi listini e tempi di consegna più lunghi per i consumatori.
- Sconti selettivi e bundle (montaggio, garanzia) possono attenuare la percezione del prezzo.
- Ottimizzare packaging e carichi è spesso la leva prima di cambiare i prezzi.
A livello di miliardi, anche piccole oscillazioni dell’aliquota spostano budget annuali e influenzano il calo dei volumi nelle reti retail e showroom multi-brand.
Aziende e filiera: come prepararsi nei prossimi 50 giorni
Le aziende devono muoversi ora: 50 giorni non bastano per improvvisare.
Ecco i punti d’azione più pratici e immediati.
- Simulare scenari di prezzo per diverse aliquote e aggiornare i listini.
- Controllare contratti e inserire clausole su possibili variazioni di dazi.
- Comunicare per tempo con i partner estero e i buyer con simulazioni “prima e dopo”.
- Creare una dashboard settimanale: ordini, spedizioni, margini e rischi aperti — un modo semplice per monitorare tutto.
- Riprogettare produzione per mesi e lotti: priorità ai prodotti con lead time breve e alta rotazione.
- Verificare HS code e codifiche: errori possono costare sanzioni e oneri imprevisti.
- Valutare coperture sul cambio e assicurazioni sul credito commerciale per proteggere liquidità.
- Studiare opzioni logistiche: spedizioni consolidate e porti alternativi per contenere tempi e costi.
- I materiali di vendita devono includere tabelle comparative “prima/dopo dazi” per agevolare le decisioni dei buyer.
- Attivare una “war room” di 50 giorni con vendite, finanza, supply chain e legale per risposte rapide.

In sintesi: agire in modo coordinato e trasparente è la leva migliore per ridurre l’impatto sui clienti e difendere i margini.
Esportazioni e mercati esteri: quali paesi alternativi presidiare
Guardare oltre il mercato americano è oggi una strategia pratica per proteggere i ricavi.
Mappa alternativa: Canada, Medio Oriente, Sud-Est asiatico e mercati UE dove la domanda di design italiano cresce anno dopo anno.
Diversificazione commerciale e gestione del rischio cambio
Non si tratta di abbandonare gli stati uniti, ma di ridurre la concentrazione. Le aziende possono fissare quote target per area e misurare l’avanzamento in miliardi di fatturato.
Adattare i prodotti ai requisiti locali accelera l’ingresso: dimensioni, certificazioni e standard elettrici fanno la differenza.
- Bilanciare l’esposizione con vendite in più mercati.
- Coperture sul dollaro e fatturazione in euro quando possibile.
- Pricing dinamico e marketplace B2B per ridurre il time-to-market.
Alcuni paesi offrono procedure doganali più snelle: tempi prevedibili aiutano a pianificare meglio eventuali oneri come i dazi.
Conclusione: diversificare non è un costo, è una leva per stabilizzare volumi e margini nell’anno che viene.
Clienti e consumatori italiani: possibili ripercussioni sui costi
Una ristrutturazione dei listini pensata per l’export tende a riversarsi, in parte, sul cliente finale.
In che modo succede? Se l’imposta sull’import riduce i margini, l’azienda può decidere di aggiornare i prezzi anche sul mercato domestico.
Alcuni prodotti sentiranno meno l’effetto. Le collezioni con alta domanda interna restano più stabili.
Le linee export-driven invece potrebbero subire ritocchi sul prezzo o cambi di disponibilità.
«Chiedete sempre la validità del preventivo e se include possibili adeguamenti legati all’imposta».
Consigli pratici per i clienti:
- Controllare la durata dell’offerta e clausole legate all’imposta.
- Valutare l’acconto per bloccare il prezzo su acquisti programmati.
- Considerare l’usato o il reconditioning se il costo del nuovo sale.
| Voce | Effetto per il cliente | Soluzione aziendale |
|---|---|---|
| Ritocco listino | Prezzo finale più alto | Rateizzazione o sconto fedeltà |
| Linee export-driven | Minor disponibilità | Offerte alternative con prodotti domestici |
| Aumento del costo | Valore usato in crescita | Pacchetti servizio e finanziamenti |
Trasparenza è la leva migliore: spiegare il perché degli adeguamenti aiuta a mantenere fiducia e relazioni di lungo periodo.
I “punti” ancora da chiarire: aliquota finale, base imponibile, tempi di applicazione
Prima di aggiornare i listini serve chiarezza su parametri essenziali dell’intervento. Le aziende hanno bisogno di numeri e regole operative per non improvvisare decisioni costose.
Prodotto finito vs componenti: il perimetro del dazio sul mobile
Quale sarà l’aliquota e su quale base imponibile si calcola (FOB o CIF)?
Da quando si applica la misura influirà su ordini già spediti o solo su nuove emissioni.
- Perimetro: chiarire se rientra il prodotto finito o anche pannelli, ferramenta e rivestimenti.
- Documentazione: HS code corretti, origine preferenziale e prova di trasformazione sostanziale.
- Contenuto di valore aggiunto europeo: maggiore è, più facile sostenere il posizionamento di prezzo.
- Casi particolari: kit knock-down, assemblaggi in paesi terzi e refitting richiedono valutazioni specifiche in dogana.
- Checklist legale e fiscale: Incoterms, clausole di adeguamento e responsabilità tra venditore e buyer.
- Allineamento IT: aggiornare ERP e listini per applicare l’aliquota correttamente dal primo giorno utile.
“Documentare tutto oggi evita contestazioni domani.”
Prendere queste misure ora significa guadagnare tempo e proteggere margini. Mettere nero su bianco responsabilità e procedure aiuta a gestire l’incertezza senza sorprese.
Sguardo avanti: scenari per il Made in Italy tra dazi, politica e competitività
Il quadro che si apre nei prossimi mesi richiede scelte rapide e misurate dalle aziende italiane. L’ economia americana cresce meno rispetto a prima; questa riduzione cambia priorità e timing.
Possiamo immaginare tre scenari: uno moderato entro il cap del 15%, uno intermedio con pressione sui margini e uno alto che impone riposizionamenti di gamma e canali.
La politica commerciale, sotto leader come donald trump o l’attuale presidente, influenza il mercato e le decisioni strategiche sulle filiere.
Suggerisco alle aziende di puntare su efficienza produttiva, branding e servizi post-vendita. Su scala di miliardi le scelte di oggi pesano per l’ anno a venire.
Prepararsi al peggio, sperare nel meglio, misurare ogni mese e aggiustare con disciplina: questa è la strada più solida per difendere valore e qualità del Made in Italy.




Lascia un commento