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Ratificato dopo 25 anni l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur. Opportunità e criticità per il sistema produttivo italiano nell’area sudamericana

L’intesa commerciale tra UE e Mercosur, conclusa dopo un quarto di secolo di trattative, rappresenta uno dei più significativi accordi di libero scambio degli ultimi anni. Per l’Italia, secondo esportatore europeo nell’area con 7,6 miliardi di euro di vendite annue, si delineano prospettive interessanti ma anche sfide strutturali che meritano un’analisi approfondita.

Quadro macroeconomico dell’export italiano

I dati elaborati da Confartigianato Imprese fotografano un export italiano verso il Mercosur in crescita del 2,9% su base annua (periodo ottobre 2024-ottobre 2025), con l’Italia che detiene una quota del 13,8% sui 55,3 miliardi di euro complessivi di export UE nell’area.

La distribuzione geografica vede il Brasile assorbire la quota preponderante con 5,9 miliardi di euro, seguito dall’Argentina a 1,2 miliardi, dall’Uruguay con 368 milioni e dal Paraguay con 102 milioni. Questa concentrazione sul mercato brasiliano riflette le dimensioni demografiche ed economiche del paese, ma evidenzia anche una potenziale vulnerabilità nella dipendenza da un singolo mercato di destinazione.

Settori strategici e struttura delle imprese

L’analisi settoriale rivela particolare interesse nei comparti a maggiore densità di micro e piccole imprese, dove l’export italiano raggiunge 1 miliardo di euro, pari al 17,1% dell’export europeo. Si tratta di moda, legno-arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria: settori dove il vantaggio competitivo italiano risiede nella qualità artigianale, nel design e nella capacità di personalizzazione.

Focus sui distretti produttivi

L’eliminazione delle barriere tariffarie potrebbe favorire in particolare:

Oreficeria e gioielleria: I distretti di Valenza, Vicenza, Arezzo e Torre del Greco potrebbero beneficiare significativamente della rimozione di dazi attualmente elevati. Il mercato sudamericano, con una classe affluente in espansione, rappresenta un target naturale per la gioielleria italiana di fascia alta.

Moda e accessori: Calzaturifici, pelletterie e produttori di abbigliamento di qualità potranno competere su basi più equilibrate. L’abbattimento dei dazi renderà più accessibili prodotti che oggi risultano penalizzati da costi doganali che ne alterano il posizionamento di mercato.

Meccanica di precisione: La domanda di ammodernamento dei sistemi produttivi nei settori manifatturiero, agroindustriale ed energetico dei paesi Mercosur apre spazi per la meccanica strumentale italiana, da sempre punto di forza dell’export tricolore.

Legno-arredo: Cresce la richiesta di prodotti di fascia medio-alta, personalizzati e ad alto contenuto di design, segmento dove le imprese italiane eccellono.

Architettura dell’accordo: oltre il 90% di linee tariffarie

La liberalizzazione riguarderà oltre il 90% delle linee tariffarie, un dato rilevante ma che lascia comunque margini di negoziazione su prodotti sensibili. L’implementazione sarà graduale, con calendari di abbattimento dazi differenziati per settore.

Per le PMI italiane, questo significa pianificare strategie di penetrazione commerciale su orizzonti temporali pluriennali, coordinando investimenti in promozione, distribuzione e assistenza post-vendita con le tempistiche di liberalizzazione settoriale.

Le criticità strutturali per le PMI

Marco Granelli, presidente di Confartigianato, ha posto l’accento su un nodo cruciale: “Senza misure attuative su misura per le piccole imprese, il rischio è che i benefici dell’intesa favoriscano soprattutto la grande industria”.

Le problematiche principali per le PMI includono:

Accesso al credito: Le operazioni di export verso mercati sudamericani richiedono capitale circolante superiore rispetto all’export intra-europeo, a causa dei tempi di pagamento più lunghi e dei rischi paese. Servono linee di credito dedicate e garanzie pubbliche calibrate.

Conoscenza dei mercati: La distanza culturale e normativa dai mercati sudamericani richiede investimenti in ricerche di mercato, consulenza legale e fiscale, formazione del personale. Costi spesso proibitivi per realtà di piccole dimensioni.

Logistica e distribuzione: Gestire la supply chain verso il Sud America presenta complessità logistiche e costi significativi. Le PMI necessitano di aggregazione o di supporto per accedere a canali distributivi efficienti.

Assistenza tecnica e post-vendita: Per prodotti di qualità, garantire assistenza sul territorio è essenziale ma richiede investimenti in presenza fisica o partnership locali affidabili.

Il contesto geopolitico: diversificazione come necessità

L’accordo UE-Mercosur si inserisce in un quadro di crescenti tensioni commerciali globali. La strategia di diversificazione dei mercati di sbocco non è più un’opzione ma una necessità per la resilienza del sistema produttivo italiano.

L’America Latina, con affinità culturali, legami storici e una popolazione di origine italiana significativa in paesi come Argentina e Brasile, rappresenta un partner naturale. Tuttavia, la volatilità macroeconomica di alcune economie dell’area (Argentina in particolare) e le differenze normative tra i paesi membri del Mercosur richiedono approcci differenziati e attenta gestione del rischio.

Misure di accompagnamento necessarie

Per tradurre l’accordo in opportunità concrete per le PMI, servono politiche di accompagnamento articolate:

  1. Strumenti finanziari: Linee di credito agevolate, garanzie pubbliche ampliate, copertura assicurativa sui crediti all’export potenziata.
  2. Servizi reali: Missioni imprenditoriali, desk Italia nei paesi Mercosur, piattaforme B2B, supporto nella ricerca di partner commerciali e distributivi.
  3. Formazione specialistica: Programmi su normative doganali, standard tecnici sudamericani, contrattualistica internazionale, marketing culturalmente adattato.
  4. Aggregazione: Facilitare consorzi di export, reti d’impresa, temporary export manager condivisi per abbattere i costi fissi dell’internazionalizzazione.

Prospettive settoriali e raccomandazioni operative

Per le imprese che intendono approcciare questi mercati, alcune raccomandazioni operative:

  • Analisi preliminare accurata: Non tutti i prodotti hanno uguale potenziale in tutti i paesi Mercosur. Uno studio di fattibilità specifico è essenziale.
  • Partnership locali: Identificare distributori, agenti o partner commerciali affidabili è cruciale. Il canale diretto raramente funziona in prima battuta.
  • Adattamento del prodotto: Considerare eventuali adattamenti (certificazioni locali, etichettatura, voltaggio per prodotti elettrici, sizing per abbigliamento).
  • Pricing strategy: Calcolare attentamente il prezzo finale al consumatore, considerando non solo i dazi (in via di eliminazione) ma anche costi logistici, margini distributivi, tassazione locale.
  • Protezione IP: Registrare marchi e brevetti nei paesi target prima di entrare sul mercato.

Conclusioni: tra opportunità e realismo

L’accordo UE-Mercosur apre indubbiamente prospettive interessanti per l’export italiano. I numeri – 7,6 miliardi di euro con crescita in atto – dimostrano che esiste già una base consolidata su cui costruire.

Tuttavia, la ratifica dell’accordo è solo il punto di partenza. L’implementazione richiederà anni, la competizione si intensificherà (altri paesi europei beneficeranno delle stesse condizioni), i mercati sudamericani presentano complessità specifiche.

Il rischio, come evidenziato da Confartigianato, è che solo le grandi imprese con risorse dedicate riescano a capitalizzare pienamente queste opportunità. Per evitare che l’accordo accentui il divario competitivo tra grandi gruppi e PMI, servono politiche pubbliche mirate, strumenti finanziari adeguati e un rafforzamento del sistema di supporto all’internazionalizzazione.

Le imprese italiane, specialmente quelle artigiane e manifatturiere di qualità, hanno le carte in regola per competere. Ma da sole, in mercati così distanti e complessi, faticano. È qui che istituzioni, associazioni di categoria e sistema bancario devono fare la differenza, trasformando un accordo commerciale in crescita reale e sostenibile per l’intero tessuto produttivo nazionale.


Analisi a cura di MondoExport.it – Intelligence per l’internazionalizzazione delle imprese


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