Ti sei mai chiesto come le recenti tensioni geopolitiche ed economiche possano influenzare le strategie di business internazionale? Con un contesto globale in continua evoluzione, è fondamentale adattare le proprie azioni per rimanere competitivi. L’Italia, con un export che vale quasi il 40% del PIL, si trova in una posizione delicata ma piena di opportunità.
Nel 2024, abbiamo raggiunto un record di 305 miliardi di euro sui mercati extra-UE, con un aumento dell’1,2%. Tuttavia, i dati ISTAT mostrano un leggero calo dell’export totale, attestandosi a 623,5 miliardi di euro. Nonostante ciò, il surplus commerciale è aumentato del 61%, segno di una resilienza che non può essere ignorata.
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) ha fissato un obiettivo ambizioso: raggiungere i 700 miliardi di export entro il 2027. Per farlo, è essenziale analizzare l’impatto delle guerre commerciali e dell’instabilità politica, oltre a sfruttare strumenti come SACE, Simest e CDP per la competitività internazionale.
Punti chiave
- Analisi dell’impatto delle tensioni geopolitiche sulle strategie di export.
- Presentazione dei dati ISTAT 2024: calo dell’export ma aumento del surplus commerciale.
- Focus sul Piano d’Azione MAECI per i mercati ad alto potenziale.
- Ruolo chiave della diplomazia economica e della sinergia tra Sistema Paese.
- Introduzione agli strumenti SACE, Simest e CDP per la competitività internazionale.
Introduzione: il contesto attuale dell’export italiano
Il Made in Italy rappresenta un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo, frutto di una tradizione secolare. Con una struttura produttiva unica, l’Italia continua a distinguersi come leader in settori chiave, dalla moda alla meccanica avanzata.
L’Italia come potenza esportatrice
Con oltre 580.000 imprese esportatrici, l’Italia vanta una rete produttiva diversificata e competitiva. Negli ultimi anni, nonostante sfide come la Brexit e la pandemia, il settore ha registrato una crescita costante. Un esempio? Il settore della meccanica avanzata ha visto un aumento dell’8% nel mercato statunitense.
I record raggiunti e gli obiettivi futuri
Il 2024 ha segnato un nuovo record per l’economia italiana, con un surplus commerciale di 55 miliardi di euro, in aumento del 61% rispetto all’anno precedente. Questo risultato conferma la resilienza del sistema produttivo italiano.
Guardando al futuro, l’obiettivo è raddoppiare il numero di PMI esportatrici entro il 2027, grazie a strumenti come Simest. Inoltre, i distretti industriali giocano un ruolo chiave nella conquista di nicchie di mercato, rafforzando il Made in Italy a livello globale.
- Struttura unica del Made in Italy: 580.000 imprese esportatrici.
- Crescita costante dal 2014 al 2024, nonostante Brexit e pandemia.
- Obiettivo 2027: raddoppiare le PMI esportatrici grazie a Simest.
- Ruolo dei distretti industriali nella conquista di nicchie di mercato.
Le tensioni geopolitiche e il loro impatto sull’export
Le recenti tensioni globali stanno ridefinendo il panorama economico internazionale. Conflitti, dazi commerciali e instabilità politica stanno influenzando profondamente le strategie delle imprese. L’Italia, con una forte dipendenza dalle esportazioni, deve affrontare queste sfide con strumenti innovativi e una visione chiara.
Analisi delle principali aree di crisi
Le aree più critiche includono il Medio Oriente, il Mar Rosso e l’Ucraina. Queste regioni, oltre a rappresentare un rischio geopolitico, hanno un impatto diretto sulle rotte commerciali e sui costi logistici. Ad esempio, la crisi ucraina ha portato a un aumento del 15% dei costi dei container tra Asia ed Europa.
Un altro caso significativo è il Progetto SoutH2 Corridor, che mira a importare idrogeno verde dall’Algeria entro il 2030. Questo progetto potrebbe ridurre la dipendenza energetica dell’Italia e aprire nuove opportunità per le imprese.
Effetti sulle catene di approvvigionamento
Le tensioni geopolitiche hanno reso le supply chain più fragili e costose. La ricalibrazione delle rotte logistiche è diventata una priorità per molte aziende. Tecnologie come il Digital Twin stanno aiutando a ottimizzare i processi e ridurre i tempi di consegna.
Un esempio concreto è il caso studio di SACE, che ha fornito coperture assicurative per progetti in Turchia, garantendo la continuità operativa nonostante le incertezze politiche.
| Area di Crisi | Impatto | Soluzioni |
|---|---|---|
| Medio Oriente | Aumento costi logistici | Ricalibrazione rotte |
| Mar Rosso | Rischio sicurezza | Coperture assicurative |
| Ucraina | Disruzione supply chain | Digital Twin technology |
Le sfide economiche per il 2026
Il 2026 si prospetta come un anno cruciale per le imprese italiane, con sfide economiche che richiedono strategie innovative. L’inflazione e i costi energetici rappresentano due dei principali ostacoli, mentre la competizione globale e i dazi internazionali aggiungono ulteriori complessità.

Inflazione e costi energetici
Nel 2024, l’inflazione energetica ha registrato un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, con un impatto significativo su settori come la ceramica e il vetro. Questo scenario richiede una gestione attenta dei costi e l’adozione di strategie di pricing dinamico per contrastare i rincari.
Il Fondo Simest 394/81, con un investimento di 200 milioni di euro, rappresenta un’opportunità per le PMI italiane di affrontare la transizione ecologica. Questi fondi possono aiutare a ridurre i costi energetici e migliorare la competitività.
La competizione globale e i dazi internazionali
La competizione internazionale si intensifica, con Paesi come la Germania che stanno aumentando la loro presenza in mercati esteri chiave, come la Cina. L’Italia deve affrontare questa sfida con strumenti innovativi, come l’hedging valutario, per proteggere i margini di profitto.
Gli accordi CETA tra Canada e UE hanno già portato a un aumento del 22% delle esportazioni di macchinari agricoli nel 2024. Tuttavia, i dazi internazionali rimangono un risk significativo, soprattutto per le imprese che operano in settori ad alta concorrenza.
| Sfida | Impatto | Soluzioni |
|---|---|---|
| Inflazione energetica | Aumento costi del 18% | Strategie di pricing dinamico |
| Competizione globale | Riduzione margini di profitto | Hedging valutario |
| Dazi internazionali | Rischio per le esportazioni | Accordi commerciali come CETA |
Strategie per adattare l’export planning
La diversificazione dei mercati è una chiave per affrontare le incertezze economiche. In un contesto globale in rapida evoluzione, le imprese italiane devono adottare approcci flessibili e innovativi per rimanere competitive. Questo significa non solo esplorare nuove aree geografiche, ma anche rafforzare le proprie supply chain per garantire resilienza.
Diversificazione dei mercati
La clusterizzazione dei mercati in 5 categorie di rischio/opportunità è un metodo efficace per identificare le aree più promettenti. Ad esempio, il Piano Mattei ha stanziato 500 milioni di euro per progetti in Africa, aprendo nuove possibilità per le imprese italiane. Inoltre, la piattaforma Business Matching CDP ha facilitato 1200 match tra Italia e ASEAN nel 2024, dimostrando il potenziale di questi mercati.
Un altro esempio è la Push Strategy SACE, che prevede 35 eventi B2B programmati per il 2026. Questi eventi offrono alle aziende l’opportunità di entrare in contatto con nuovi partner e ampliare il proprio network internazionale.
Rafforzamento delle supply chain
Per garantire la continuità operativa, è essenziale implementare contratti di filiera corta. Questo approccio riduce la dipendenza da fornitori lontani e aumenta la resilienza. La digitalizzazione documentale, ad esempio, permette un risparmio medio di 7 giorni per spedizione, ottimizzando i tempi di consegna.
Le partnership con marketplace globali, come Alibaba e Amazon, rappresentano un’altra strategia vincente. Queste piattaforme offrono visibilità internazionale e accesso a nuovi clienti. Inoltre, sfruttare i vantaggi dell’AfCFTA (Area di Libero Scambio Africana) può aprire ulteriori opportunità di sviluppo.
- Clusterizzazione mercati: 5 categorie rischio/opportunità.
- Implementazione contratti di filiera corta per resilienza.
- Digitalizzazione documentale: risparmio medio 7 giorni per spedizione.
- Partnership con marketplace globali: caso Alibaba vs Amazon.
- Sfruttare i vantaggi dell’AfCFTA (area libero scambio africana).
Per approfondire le opportunità di finanziamento, consulta il link sui bandi regionali e Simest.
Il ruolo della diplomazia economica
La diplomazia economica è un pilastro fondamentale per il successo delle imprese italiane all’estero. Grazie a un sistema ben strutturato, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e le ambasciate italiane giocano un ruolo chiave nel supportare le PMI.
Un esempio concreto è il nuovo modello di ambasciate, che prevede la creazione di 50 “hub operativi” entro il 2026. Questi hub fungono da punti di riferimento per le aziende, offrendo strumenti pratici come le Country Guide e il Market Access Team.
L’azione del MAECI e delle ambasciate
Il MAECI, in collaborazione con 140 associazioni di categoria, ha istituito un Tavolo di coordinamento per ottimizzare le strategie di internazionalizzazione. Un caso di successo è la missione istituzionale in Arabia Saudita nel 2024, che ha portato a nuovi accordi commerciali.
Inoltre, la partnership con ICE-Agenzia ha generato oltre 15 milioni di contatti B2B, dimostrando l’efficacia di un sistema integrato. Il protocollo d’intesa MAECI-ABI ha inoltre agevolato l’accesso a finanziamenti per le PMI.
Il supporto alle PMI italiane
Le PMI italiane beneficiano di un supporto concreto, grazie a strumenti come il Business Forum Italia-India, previsto a Mumbai nel novembre 2025. Questo evento rappresenta un’opportunità unica per entrare in contatto con nuovi partner commerciali.
La presenza italiana all’estero è rafforzata anche da iniziative come il Push Strategy SACE, che prevede 35 eventi B2B nel 2026. Questi eventi offrono alle aziende l’opportunità di ampliare il proprio network internazionale.
- Nuovo modello ambasciate: 50 hub operativi entro il 2026.
- Strumenti pratici: Country Guide e Market Access Team.
- Missione istituzionale in Arabia Saudita: un caso di successo.
- Collaborazione con ICE-Agenzia: 15 milioni di contatti B2B generati.
- Protocollo d’intesa MAECI-ABI per finanziamenti agevolati.
Strumenti finanziari e assicurativi a supporto delle imprese
In un contesto economico sempre più complesso, gli strumenti finanziari e assicurativi diventano alleati fondamentali per le imprese. SACE, Simest e Cassa Depositi e Prestiti offrono soluzioni su misura per proteggere le PMI dai rischi e favorire la loro crescita internazionale.
Le soluzioni di SACE e Simest
SACE, con la sua Garanzia Green, copre fino all’80% dei progetti sostenibili. Questo strumento è ideale per aziende che vogliono investire in energia rinnovabile o ridurre l’impatto ambientale. Un esempio concreto? Un finanziamento da 50 milioni di euro per un impianto fotovoltaico in Marocco.
Simest, invece, ha stanziato un fondo di 200 milioni di euro per la digitalizzazione delle PMI. Questo supporto permette alle aziende di innovare i propri prodotti e processi, aumentando la competitività sui mercati internazionali.
“La collaborazione tra pubblico e privato è essenziale per affrontare le sfide globali.”
Il contributo di Cassa Depositi e Prestiti
Cassa Depositi e Prestiti (CDP) gioca un ruolo chiave nel supporto alle imprese. Con il Plafond Africa, ha finanziato 23 progetti nel 2024, favorendo l’espansione delle aziende italiane nel continente africano. Inoltre, CDP promuove il business matching attraverso piattaforme digitali, facilitando l’incontro tra imprese e partner internazionali.
Tra le soluzioni offerte da CDP, spiccano i fondi revolving per acquisizioni cross-border e le polizze all-risk per proteggersi dalle fluttuazioni valutarie. Questi strumenti sono progettati per ridurre il risk e garantire la continuità operativa.
| Strumento | Caratteristiche | Benefici |
|---|---|---|
| Garanzia SACE Green | Copertura fino all’80% | Supporto progetti sostenibili |
| Fondo Simest | 200 milioni di euro | Digitalizzazione PMI |
| Plafond Africa CDP | 23 progetti finanziati | Espansione in Africa |
In conclusione, questi strumenti rappresentano un modo efficace per le imprese italiane di affrontare le sfide globali e cogliere nuove opportunità. Grazie a SACE, Simest e CDP, le PMI possono contare su un supporto concreto per crescere e innovare.
L’importanza della digitalizzazione e dell’innovazione
La digitalizzazione sta rivoluzionando il modo in cui le imprese operano a livello globale. In un contesto sempre più competitivo, adottare tecnologie avanzate non è più un’opzione, ma una necessità. L’Italia, con il suo Made in Italy, deve sfruttare queste opportunità per mantenere il proprio vantaggio competitivo.
Tecnologie per l’efficienza logistica
L’IoT (Internet of Things) è uno degli strumenti più efficaci per migliorare la tracciabilità delle supply chain. Nel settore agroalimentare, ad esempio, l’adozione di queste tecnologie ha portato a un aumento del 40% dell’efficienza. Un altro esempio è il Digital Twin, che permette di ottimizzare i magazzini doganali riducendo i tempi di consegna.
La cybersecurity è un altro aspetto cruciale. Proteggere i data aziendali è essenziale per garantire la continuità operativa. Protocolli avanzati e formazione continua sono la chiave per affrontare queste sfide.
Piattaforme di business matching
Le piattaforme di business matching stanno diventando sempre più popolari. La piattaforma CDP, ad esempio, conta oltre 15.000 aziende italiane registrate. Questi strumenti facilitano l’incontro tra imprese e partner internazionali, creando un network di valore.
Un caso di successo è il progetto Virtuous Circle, che utilizza algoritmi avanzati per il matching con buyer statunitensi. Inoltre, il progetto “Digital Export” del MAECI, con un budget di 30 milioni di euro, promuove lo sviluppo di queste piattaforme.
| Tecnologia | Vantaggio | Esempio |
|---|---|---|
| IoT | +40% efficienza | Tracciabilità agroalimentare |
| Digital Twin | Ottimizzazione magazzini | Riduzione tempi di consegna |
| Business Matching | Creazione network | Piattaforma CDP |
Per approfondire le iniziative di digitalizzazione, consulta il Piano Triennale per la Transizione Digitale della Città Metropolitana di Milano.
I mercati emergenti: nuove opportunità per il Made in Italy
Il futuro del Made in Italy si gioca anche nei mercati emergenti, dove nuove opportunità stanno prendendo forma. Queste aree rappresentano una frontiera ricca di potenziale, soprattutto per le PMI italiane che vogliono espandere la propria presenza internazionale.
Africa e il Piano Mattei
L’Africa è uno dei mercati più promettenti per il Made in Italy. Grazie all’AfCFTA (Area di Libero Scambio Africana), che unisce 1,3 miliardi di consumatori, le imprese italiane possono accedere a un’area economica in rapida crescita. Il Piano Mattei ha stanziato 500 milioni di euro per progetti in Africa, favorendo la creazione di filiere produttive.
Un esempio concreto è il progetto “Filiere Africa” di Simest, che coinvolge 120 PMI italiane. Questo programma punta a rafforzare la collaborazione tra Italia e paesi come Nigeria e Costa d’Avorio, con un approccio cluster che valorizza settori come l’automotive in Marocco e l’agroindustria in Kenya.
Asia e il potenziale dell’ASEAN
L’Asia, in particolare l’ASEAN, offre un’altra grande opportunità per il Made in Italy. Nel 2024, le esportazioni italiane verso questa area sono cresciute del 14%, raggiungendo 8 miliardi di euro. Vietnam e Indonesia sono tra i paesi più interessanti, con progetti di infrastrutture green che aprono nuove possibilità.
Le sinergie con programmi di cooperazione allo sviluppo e l’utilizzo di fondi BEI per joint-venture con partner locali stanno facilitando l’ingresso delle PMI italiane in questi mercati esteri. La piattaforma CDP, con oltre 15.000 aziende registrate, è uno strumento chiave per creare scambi commerciali di valore.
| Mercato | Opportunità | Progetti |
|---|---|---|
| Africa | AfCFTA: 1,3 miliardi di consumatori | Filiere Africa Simest |
| ASEAN | Export +14% nel 2024 | Infrastrutture green in Vietnam e Indonesia |
In conclusione, i mercati emergenti rappresentano una nuova frontiera per il Made in Italy. Con strategie mirate e il supporto di strumenti come Simest e CDP, le PMI italiane possono rafforzare la propria presenza internazionale e cogliere nuove opportunità di crescita.
Il rafforzamento nei mercati maturi
I mercati maturi rappresentano una base solida per il Made in Italy, ma richiedono strategie mirate per mantenere la competitività. Stati Uniti, Canada, Europa e Regno Unito offrono opportunità significative, soprattutto per le aziende che sanno adattarsi alle nuove dinamiche.

Stati Uniti e Canada
Gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati internazionali per l’Italia. Nel 2024, le esportazioni verso gli USA hanno raggiunto i 64,7 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Una strategia vincente è la Local for Local, che prevede la produzione su suolo americano per ridurre i costi logistici e avvicinarsi ai consumatori.
Il Canada, grazie all’accordo CETA, offre vantaggi significativi. Il 98% dei dazi è stato eliminato su 9.500 prodotti, aprendo nuove opportunità per settori come il vitivinicolo. Questo accordo facilita l’accesso a un mercato in crescita, con una quota sempre più rilevante per le PMI italiane.
Europa e il Regno Unito
L’Europa rimane un mercato fondamentale per l’Italia, nonostante le sfide poste dalla Brexit. Le nuove regole per le certificazioni CE richiedono un’analisi attenta, ma offrono anche opportunità per differenziarsi dalla concorrenza. Inoltre, il Piano UK 2025 prevede 50 missioni istituzionali programmate, che favoriscono l’incontro tra aziende italiane e partner britannici.
Il sistema sanitario britannico (NHS) rappresenta un’opportunità per i dispositivi medici italiani. La presenza in questi mercati internazionali richiede innovazione di prodotti e una strategia di lungo periodo. Per approfondire le strategie di rafforzamento nei mercati maturi, consulta il documento ufficiale.
- Strategia Local for Local: produzione su suolo americano.
- Sfruttare i vantaggi CETA per il settore vitivinicolo.
- Nuove regole post-Brexit per certificazioni CE.
- Opportunità NHS britannico per dispositivi medici.
- Innovazione di prodotto per presidiare i mercati maturi.
La formazione degli export manager
Nel panorama globale in rapida evoluzione, la formazione degli export manager diventa un elemento chiave per il successo delle imprese. Con mercati sempre più complessi e dinamiche geopolitiche in continuo cambiamento, è essenziale che i professionisti del settore acquisiscano competenze avanzate e strumenti pratici per affrontare le sfide del futuro.
Competenze necessarie per il 2026
Le skills richieste per gli export manager nel 2026 includono una profonda comprensione della geopolitica applicata e della negoziazione interculturale. Queste competenze permettono di navigare con successo in contesti internazionali, gestendo rischi e opportunità in modo efficace.
Un esempio concreto è la simulazione di contratti basati sugli INCOTERMS 2026, che offre una visione pratica delle operazioni commerciali. Inoltre, i corsi specializzati prevedono case study live su operazioni SACE e Simest, fornendo esperienze reali e immediatamente applicabili.
Il ruolo dei corsi specializzati
I corsi di formazione, come l’Executive Program Ca’ Foscari, rappresentano un’opportunità unica per gli export manager. Con un costo di 2500€+IVA e uno sconto early bird del 25%, questo programma offre moduli su geopolitica, risk management e logistica digitale.
Durante i Partner Day, i partecipanti hanno l’opportunità di interagire con buyer reali, ampliando il proprio network internazionale. Inoltre, il percorso di mentorship con manager CDP e MAECI garantisce un supporto personalizzato per lo sviluppo professionale.
- Skills richieste: geopolitica applicata, negoziazione interculturale.
- Strumenti pratici: simulazione contratti INCOTERMS 2026.
- Case study live su operazioni SACE e Simest.
- Workshop con buyer reali durante i “Partner Day”.
- Percorso di mentorship con manager CDP e MAECI.
Per chi desidera approfondire, il programma prevede anche una certificazione UNI 11823, riconosciuta a livello internazionale. Questo corso è progettato per 22-30 partecipanti, garantendo un’esperienza formativa di alta qualità.
Verso il 2026: un piano d’azione concreto
Per affrontare le sfide future, è essenziale definire un piano d’azione concreto e mirato. La roadmap MAECI, con le sue 7 azioni prioritarie, offre una guida chiara per il triennio. Un budget di 120 milioni di euro sarà dedicato alla promozione internazionale, garantendo risorse adeguate per il raggiungimento degli obiettivi.
Le imprese possono contare su una check-list operativa con 10 step fondamentali, che integrano i fondi PNRR con strumenti specifici. Le Regioni giocano un ruolo chiave nel supporto territoriale, creando un sistema sinergico per il successo. Il monitoraggio dei KPI, attraverso dashboard personalizzabili, permette di valutare costantemente i progressi.
L’evento clou sarà il Forum Export Italia a Milano nel marzo 2026, dove si discuteranno le strategie finali. Questo appuntamento rappresenta la fine di un percorso e l’inizio di nuove opportunità, grazie a un piano ben strutturato e condiviso.




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