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Un’analisi chiara e pratica per capire dove puntare sul mercato americano nel 2025. Nel 2024 l’Italia ha venduto beni per circa 65 miliardi di euro agli Stati Uniti, con un surplus vicino a 39 miliardi. Questo articolo offre dati utili e consigli concreti per le PMI che vogliono crescere.

Spieghiamo con parole semplici come leggere il valore della domanda americana e come collegarlo al posizionamento premium del Made in Italy. Troverai esempi pratici su prodotti, tariffe e regolazioni da considerare.

Affrontiamo i punti critici: i dazi medi per le imprese italiane sono stati del 3,1% contro l’1,1% per le imprese statunitensi che vendono in Italia. Qui ti diamo una guida passo-passo per difendere i margini con strategie di prezzo e servizio.

Punti chiave

  • Il mercato americano resta il primo sbocco extra-UE per l’Italia, con forte domanda per prodotti premium.
  • Conoscere il valore dei dati 2022-2024 aiuta a pianificare budget e tempistiche.
  • Tariffe e compliance possono ridurre i margini: servono contromisure di prezzo e servizio.
  • Le PMI devono adattare l’offerta con esempi pratici e casi reali.
  • Questo articolo fornisce un playbook operativo per agire subito nel 2025.

Executive snapshot 2025: domanda USA, rischi dazi e spazi di crescita per l’export italiano

Nel 2025 la domanda per prodotti italiani resta solida, ma il quadro tariffario è in rapida evoluzione. Il 1° febbraio sono stati annunciati dazi addizionali su Canada, Messico e Cina, e dal 12 marzo sono tornate tariffe del 25% su acciaio e alluminio.

Questi dati spiegano perché imprese e distributori devono monitorare le tariffe settimanalmente. L’aumento dell’incertezza commerciale influisce sul commercio: +10% di incertezza → circa -0,5 p.p. nella crescita trimestrale.

La parte positiva è che il decoupling con la Cina libera quote di mercato dove inserirsi rapidamente. La parte critica? Il deficit commerciale americano non si corregge con i dazi e pesa sui piani aziendali.

  • Pratica consigliata: mettere in piedi una dashboard con alert su tariffe, lead time e compliance.
  • Pricing: preparare strategie elastiche per assorbire il pass-through tariffario.

“Opportunità sì, ma con risk management integrato in pricing, contratti e logistica.”

In sintesi, il mercato resta prioritario, ma serve un modo operativo per adattare tempistiche e priorità.

Intento di ricerca e definizione: cosa significa “settori merceologici export USA” per le imprese italiane

Quando parliamo di gruppi di prodotti, serve una mappa chiara che colleghi codici doganali, canali distributivi e margini.

Per imprese e team commerciali, questa definizione è la base per pianificare listini, canali e documentazione. Una analisi a livello di famiglia (SH4/SH6) mostra dove le tariffe pesano e dove il vantaggio competitivo regge.

Il mercato americano richiede specifiche tecniche, certificazioni e packaging diversificati. Anticipare questi requisiti riduce il time-to-market e i costi di conformità.

Definire ruoli chiari (exporter, importer, broker) semplifica etichette, safety e responsabilità contrattuali. Scegliere pochi prodotti hero, ben supportati in logistica e post-vendita, è spesso più efficace che ampliare l’assortimento.

  • Checklist rapida: codici doganali, famiglia prodotto, requisiti tecnici, responsabile documenti.
  • Risultato: prezzi netti confrontabili, stime di compliance, e offerte coerenti per distributori e OEM.

Quadro 2025 negli Stati Uniti: nuova America First Trade Policy, dazi selettivi e incertezza degli scambi

Le decisioni tariffarie annunciate in febbraio 2025 ridefiniscono il quadro operativo per molte imprese europee.

Il 1° febbraio sono state imposte tariffe sui paesi chiave e, dal 12 marzo, sono tornati i dazi su acciaio e alluminio. Questo alza il livello di incertezza per chi lavora con gli stati uniti.

Strumenti come la Sezione 232 e l’IEEPA rendono le misure rapide e selettive. Le tariffe colpiscono importazioni da Cina, Canada e Messico e cambiano la disponibilità di input per molti settori.

Dazi annunciati e implicazioni per partner UE

Per l’Italia, paese fortemente integrato, ciò significa rivedere tempi, contratti e scorte.

Impatto macro atteso

Storicamente i dazi hanno abbassato il PIL americano di circa 0,2% e hanno trasferito il costo sui prezzi finali. Il pass-through riduce i margini e rallenta il commercio.

“Il valore delle opportunità resta alto, ma serve gestione del rischio e piani trimestrali.”

  • Riduzione di flussi e deviazione degli scambi
  • Effetti eterogenei per settori come metalli e automotive
  • Consiglio pratico: preparare buffer stock e clausole tariffarie nei contratti

Dazi e reciprocità Italia-USA: dove i differenziali tariffari cambiano il gioco

I differenziali tariffari tra Italia e Stati Uniti alterano il prezzo reale dei nostri prodotti sul mercato estero.

tariffe

Nel 2022 la media delle tariffe ha registrato 3,1% per l’export italiano contro l’1,1% per le importazioni americane in Italia. Questo scarto influisce sulla bilancia commerciale e sui margini delle imprese.

La distribuzione però è disomogenea: il 51% dei prodotti ha tariffe più alte in Italia, il 30% più basse e il 19% pari. Per 485 prodotti la reciprocità potrebbe portare aumenti fino al 16,9%, sebbene l’89% resti sotto 5 p.p.

Settori più esposti

I valori in gioco sono significativi: circa 32,0 miliardi di dollari di export possono essere potenzialmente colpiti.

Categoria Valore (miliardi USD) Rischio tariffario Note pratiche
Trasporti 6,6 Alto (fino +5,6 p.p.) Mappatura SKU, clausole prezzo
Agroalimentare ?? Moderato-alto Certificazioni e packaging
Meccanica/elettronica Moderato Localizzazione leggera, service

In parallelo, 15,9 miliardi riguardano prodotti con dazi americani già più alti oggi. Questi numeri servono per costruire scenari “low”, “base” e “high” su prezzi e volumi.

  • Usare i dati per mappare prodotti e milestone nei contratti.
  • Prevedere adeguamenti tariffari e servizi post-vendita per proteggere relazioni commerciali.
  • Monitorare decisioni dell’amministrazione e aggiornare le strategie di scambi ogni febbraio e durante l’anno.

“Dazi e differenziali sono una parte concreta del rischio di mercato: pianificare significa difendere margini e quote.”

I 6 settori italiani più richiesti nel mercato USA 2025: panoramica e criteri di selezione

Per decidere quali linee spingere, servono indicatori chiari: esposizione delle vendite, surplus bilaterale e strategicità per la sicurezza economica degli stati uniti.

Esposizione, surplus bilaterale, strategicità: come leggere le priorità

Metodo pratico: combiniamo tre criteri per ordinare opportunità e rischi.

  • Esposizione export — valore e quota delle vendite verso il mercato.
  • Surplus bilaterale — dove l’Italia genera avanzo e quindi rischio di ritorsioni.
  • Interesse strategico — prodotti critici per la catena USA e politiche industriali.

La nostra base analitica lavora a livello SH6 per confrontare categorie e prodotti in modo granulare.

  • Indichiamo le categorie da puntare subito e quelle da rimandare in base a quota, lead time e complessità tecnica.
  • Per esempio, chimica e farmaceutico emergono al vertice per tutti i criteri e richiedono piani di compliance dedicati.
  • Ordina le opportunità per valore e complessità: così massimizzi il ROI commerciale.

“Aggiorna la priorità ogni trimestre, monitorando i segnali dell’amministrazione e gli scambi.”

In breve: una matrice rischio-opportunità ti aiuta a scegliere la sequenza di ingresso e i partner giusti, evitando dispersione e concentrando risorse dove la differenziazione è difendibile.

Meccanica ed elettronica: primo driver per valore, resilienza con aumenti tariffari moderati

La meccanica e l’elettronica guidano il valore delle vendite italiane grazie a macchine e componenti ad alto contenuto tecnologico. Questo segmento conta 11,8 miliardi USD esposti a misure di reciprocità e un surplus medio 2022-2024 di 14,5 miliardi USD.

Domanda negli stati uniti: stabile per macchinari speciali, robotica leggera, linee di produzione e componentistica per automazione. I clienti cercano soluzioni che riducano il TCO e migliorino resa e qualità.

Impatto tariffario: l’incremento medio stimato è di +1,4 p.p., un aumento contenuto che si può assorbire con efficienze e pacchetti di servizio.

Elemento Valore Impatto pratico
Valore esposto 11,8 mld USD Priorità commerciale alta
Incremento medio +1,4 p.p. Assorbibile con AMC e bundle
Surplus 14,5 mld USD Rischio politico e opportunità

Strategie di presidio: listini modulari, contratti di manutenzione (AMC), spare parts hub per localizzazione leggera. Offrire training, certificazioni UL/ANSI e bundle macchina+service mantiene il valore percepito.

“Aumentare la componente servizio e software protegge margini in caso di shock tariffario.”

  • Mostrare casi di ROI (payback 12–24 mesi).
  • Pre-approvazione documentale con importatori per evitare ritardi.
  • Collaborare con integratori locali e OEM per velocizzare la penetrazione nel mercato.

Trasporti e auto: alta domanda ma rischio tariffe elevato nel caso di reciprocità

Per le imprese automotive italiane la domanda negli stati uniti resta solida, soprattutto per veicoli premium e componenti ad alto valore. Tuttavia, l’ipotesi di misure di reciprocità può alzare il livello delle tariffe e comprimere i margini.

Quadro tariffario: dazi e il caso auto

Un esempio pratico aiuta a capire il rischio: l’UE applica fino al 10% su alcune auto in ingresso, mentre gli Stati Uniti storicamente applicano il 2,5% su vetture. Questo differenziale è citato come motivo per contromisure.

Valore e sensibilità prezzo

Il valore italiano verso il mercato americano è pari a 6,6 miliardi di dollari. In caso di reciprocità, l’incremento medio stimato può arrivare a +5,6 p.p., con forte effetti sui segmenti mid-tier.

  • Domanda: solida per premium; sensibile al prezzo per mid-tier.
  • Strategia: versioni “US spec”, pacchetti optional e storytelling tecnico per sostenere il prezzo.
  • Operativo: assembly locale o partnership Tier‑1 per ridurre l’impatto tariffario.

“Nel caso di aumento tariffario, puntare su service, buyback e finanziamenti può proteggere la scelta del cliente.”

Voce Dato Impatto pratico
Valore esposto 6,6 miliardi USD Alta priorità commerciale
Incremento potenziale +5,6 p.p. Rischio forte per mid-tier
Contromisure consigliate Assembly locale, pacchetti, finanziamenti Riduce pressione sui listini

Consiglio operativo: inserire clausole di riallineamento prezzi legate a soglie tariffarie, negoziare stock flessibili con la rete di dealer e verificare rigore su EPA e DOT per evitare ritardi e costi aggiuntivi.

Agroalimentare e bevande: premium italiano tra crescita della domanda e barriere non tariffarie

Vini, spumanti, spirits, conserve e formaggi DOP/IGP guidano la domanda per il Made in Italy premium negli Stati Uniti. Il valore potenzialmente interessato è di circa 1,9 miliardi USD, con un surplus medio 2022–2024 di 6,7 miliardi.

Un incremento medio stimato delle tariffe di +5,8 p.p. impatta direttamente i listini. Conviene ottimizzare formati, assortimento e promozioni per stato e canale.

Requisiti FDA, etichettatura e importazioni sotto controllo richiedono broker esperti. Errori documentali costano tempo e denaro; investire in compliance è parte della strategia.

  • Canali: catene retail specializzate e HoReCa nei territori ad alta spesa (NY, CA, FL, TX).
  • Categorie: DOCG e specialty assorbono meglio i rincari; prodotti entry‑level vanno riposizionati.
  • Operativo: bundle stagionali, private label e programmi training per sommelier e buyer.

Investire in cold chain e packaging sostenibile riduce lo shrinkage e aumenta l’appeal sul punto vendita. Prenota lead time e slot doganali nelle stagioni di punta per evitare stockout.

Misura KPI semplici: velocità di rotazione, sconti medi, redemption promo e incidenza chargeback per categoria. Così proteggi margini e continui a crescere nel mercato premium.

Chimica e farmaceutica: alto surplus, filiere integrate transatlantiche

Chimica e farmaceutica rappresentano oggi uno dei pilastri dell’export italiano verso gli stati uniti. Il settore combina valore elevato, surplus stabile e una presenza di capitale che crea forti legami produttivi con partner americani.

La domanda statunitense per principi attivi, intermedi e prodotti speciali è strutturale e frequente. Le filiere con intensi scambi intra‑company riducono la probabilità di misure tariffarie estreme, perché la continuità produttiva è mutuale.

Ci sono però rischi concreti: l’amministrazione può usare leve di sicurezza economica e controlli su IP e export control. Per questo serve QA/RA avanzato, audit pronti e tracciabilità digitale.

  • Vantaggio competitivo: quota di capitale italiana negli Stati Uniti vicina al 90% per il farmaceutico.
  • Strategia pratica: dual manufacturing e piattaforme CDMO per garantire supply continuity.
  • Precauzione commerciale: monitorare il caso di dazi su input chimici base e prevedere clausole contrattuali di lungo periodo.

Obiettivo operativo: proteggere margini puntando su prodotti ad alto valore clinico, accordi pluriennali con grandi buyer e partnership R&D che riducano il time-to-market.

“Filiera integrata e capitale transatlantico sono deterrenti efficaci contro shock regolatori.”

Moda e lifestyle: attrattività di mercato con differenziali di dazi sfavorevoli in USA

Il fascino del design italiano non basta: le differenze tariffarie creano vincoli concreti per i brand.

Il valore totale della moda verso il mercato americano mostra un surplus medio di 7,1 miliardi USD (2022–2024). Tuttavia la bilancia doganale è negativa in più sottogruppi: pelli/cuoio -6 p.p., calzature -2,6 p.p. e abbigliamento/tessile -1,5 p.p.

Questo quadro impone scelte operative chiare. Conviene puntare su capsule ad alto valore, edizioni limitate e canali D2C premium.

Abbigliamento, tessile, calzature, pelli: dove la “bilancia doganale” pesa sulle imprese italiane

Nel particolare, le tariffe riducono i margini soprattutto su prodotti a bassa differenziazione. Perciò è utile creare linee “iconiche” con servizi post‑vendita.

Come difendere margini: assortimento, nearshoring selettivo, marchio e prezzo

Azioni pratiche:

  • Assortimento orientato a capsule premium e bundle con servizi di riparazione.
  • Nearshoring selettivo per ridurre tempi e dazi su tirature destinate al territorio americano.
  • Pricing dinamico, pack flat per shipping e politiche di reso mirate.

Consiglio operativo: prenota slot stagionali con largo anticipo, valuta bonded warehouse per campagne marketplace e integra PR e influencer per sostenere i lanci chiave.

“Il valore del brand e la certificazione di sostenibilità sono leve decisive per giustificare differenziali di prezzo.”

Gomma-plastica e materiali polimerici: settore con alta incidenza di prodotti a rischio aumento dazi

Nel comparto gomma‑plastica molte referenze risultano particolarmente esposte a scenari tariffari avversi. Il livello di rischio è concreto: circa il 70% dei prodotti ha tariffe più alte in Italia rispetto agli stati uniti.

Prodotti e applicazioni negli Stati Uniti: componenti industriali e beni intermedi

La gamma include componenti per automotive, guarnizioni, film tecnici, pezzi stampati e materiali per imballaggio. Gli scambi richiedono test materiali, certificazioni e specifiche tecniche precise.

  • Alto rischio di aumento dazi: pianificare listini scalabili e priorità su articoli ad alto margine.
  • Strategie operative: co‑ingegneria con OEM, VMI e centri di finitura per ridurre lead time e incidenza tariffaria sull’export.
  • Protezione del valore: contratti indicizzati alle materie prime e clausole automatiche di adeguamento.

“Comunicare performance tecniche e casi applicativi aiuta a mantenere price premium nel mercato americano.”

Bilancia commerciale e scambi: surplus italiano con gli USA, categorie trainanti e ruolo del cambio

La bilancia commerciale tra Italia e stati uniti rimane positiva e strutturale. La media nel triennio 2022–2024 è di 48,9 miliardi USD, un segnale chiaro per le imprese che vogliono investire sul mercato nordamericano.

bilancia commerciale

Le categorie trainanti sono evidenti: meccanica/elettronica (14,5 mld), agroalimentare (6,7 mld), trasporti (6,4 mld) e chimico‑farmaceutico (5,7 mld).

Perché conta questo dato? Perché i valori per miliardi e la quota di ciascun segmento indicano dove concentrare marketing, fiere e partnership.

  • Media mobile dei flussi: utile per tarare produzione e scorte al netto della volatilità.
  • FX e risk management: il cambio favorisce il commercio, ma conviene integrare protezioni FX nelle offerte.
  • Scambi e importazioni: input strategici dagli stati uniti richiedono SLA e contratti reciproci.

“I prodotti con volumi stabili e margini robusti sono i migliori candidati per espansione su nuovi mercati e canali B2B.”

In sintesi, questo quadro guida decisioni operative: bilanciare esposizione settoriale, monitorare KPI (quota sul mercato, margine netto, giorni di incasso, rotazione inventario) e puntare su linee che combinano volumi e profitti.

Scenari di rischio 2025: dazi universali, contro-dazi e deviazione dei flussi commerciali

La possibile escalation tariffaria del 2025 richiede un quadro operativo chiaro. Ipotesi di dazi universali tra il 10% e il 20% sulle importazioni negli stati uniti sono state ventilate più volte. Questo scenario aumenta l’incertezza e può modificare profondamente i flussi di scambi.

Elasticità della domanda, pass-through dei prezzi e margini d’impresa

In uno scenario “alto” i prezzi salgono e i margini si comprimono. Per i prodotti mid‑price la domanda è più elastica; per il lusso premium la perdita è minore.

Il pass-through determina chi assorbe l’aumento: distributore, importatore o cliente finale. Definire soglie indicate nei contratti è essenziale per non erodere i margini.

Le importazioni di input critici rischiano ritardi. Costruire safety stock selettivi per prodotti ad alta rotazione aiuta la continuità produttiva.

  • Azioni rapide: scenari listino A/B, clausole indicizzate, revisione termini pagamento.
  • Rischio commerciale: aumento del livello creditizio e necessità di assicurazioni crediti.
  • Governance: monitorare Sez. 232, 301 e IEEPA emanate dall’amministrazione trump.

“La finestra temporale degli annunci (anche a febbraio) impone task force interfunzionali per rispondere in tempo reale.”

Elemento Scenario Impatto operativo
Dazi universali +10–20% Riallineare listini, indicizzazione contratti, aumentare stock critici
Contro‑dazi e regole origine Deviazione scambi Rischio triangolazioni, verificare certificazioni e fornitura locale
Elasticità domanda Variabile per prodotti Proteggere premium; riposizionare mid‑price o offrire bundle

Misurare settimanalmente KPI di scambi (lead time, OTIF, claims) ti permette di attivare azioni correttive rapide. Così resti competitivo anche con un aumento improvviso delle tariffe e proteggi il tuo posizionamento sul mercato.

Playbook operativo per l’export 2025: come prepararsi su tariffe, prezzi, supply chain e compliance

Il punto pratico, attiva una war room che allinei vendite, legale, procurement e finance con responsabilità chiare.

In modo operativo: mappa i prodotti a rischio dazi, stima l’impatto sui listini e definisci soglie di assorbimento e trigger di riallineamento.

Imposta dual sourcing e KPI su lead time e qualità. Aggiorna i dati ogni mese: tariffe effettive, tempi doganali, costi logistici e impatto margini.

Per la crescita, crea bundle prodotto+servizio+finanziamento e canali ibridi (distributori + e‑commerce B2B).

Checklist finale: UL/FDA/labeling, clausole tariffarie, hedging FX, assicurazioni crediti e policy Incoterms. Quick wins 30 giorni, mid‑term 90 giorni, progetti strategici 12 mesi.

FAQ

Quali sono i settori italiani più richiesti nel mercato statunitense nel 2025?

I sei settori con maggiore domanda nel 2025 includono meccanica ed elettronica, trasporti e auto, agroalimentare e bevande, chimica e farmaceutica, moda e lifestyle, gomma-plastica e materiali polimerici. La scelta si basa su valore export, surplus bilaterale e resilienza verso aumenti tariffari.

In che modo la nuova politica commerciale "America First" influenza le esportazioni italiane?

La policy aumenta l’incertezza: prevede dazi selettivi e misure di reciprocità che possono alzare i costi per prodotti italiani, comprimere margini e spingere le imprese a rivedere prezzi, localizzazione produttiva e catene di fornitura.

Quali settori italiani sono maggiormente esposti alle variazioni tariffarie?

Trasporti/auto, agroalimentare, meccanica ed elettronica, gomma-plastica e chimica-farmaceutica risultano i più esposti. Questi comparti mostrano elevati valori in export e sensibilità ai differenziali tariffari.

Che impatto possono avere eventuali aumenti di dazi sui prezzi e sulla domanda negli USA?

Un aumento tariffario tende a trasferirsi in parte sui prezzi finali (pass-through), riducendo domanda e margini. L’elasticità varia: beni premium come vini DOP resistono meglio, beni sensibili al prezzo subiscono cali di volume.

Come può un’azienda italiana proteggere i propri margini di fronte a dazi più alti?

Strategie pratiche: adeguare pricing, adottare localizzazione leggera (nearshoring o stabilimenti USA), rafforzare servizi post-vendita, diversificare canali e mercati e migliorare certificazioni di compliance per ridurre barriere non tariffarie.

Qual è il ruolo della compliance regolatoria per l’agroalimentare verso gli Stati Uniti?

Cruciale: oltre ai dazi, le barriere sanitarie e fitosanitarie (SPS), etichettatura e certificazioni possono bloccare l’accesso. Investire in controlli qualità e consulenza normativa accelera l’ingresso e evita costi addizionali.

Quanto pesa il differenziale tariffario medio per l’export italiano negli USA?

Storicamente le tariffe possono variare: dati recenti mostrano differenziali significativi per alcuni comparti; ad esempio, aumenti medi stimati variano per settore e possono arrivare a diversi punti percentuali sul prezzo all’importazione.

Le imprese piccole e medie come possono affrontare il rischio di deviazione dei flussi commerciali?

Le PMI dovrebbero puntare su prodotti a maggior valore aggiunto, partnership locali, certificazioni di qualità, diversificazione geografica e strategie digitali per penetrare nicchie e canali e-commerce negli USA.

Quali sono i principali canali di vendita consigliati per vino, food e specialità italiane negli Stati Uniti?

I canali efficaci includono catene retail premium, ristorazione (HoReCa) in aree metropolitane ad alta spesa, distributori specializzati e piattaforme e-commerce con logistica dedicata per prodotti a lunga conservazione.

Come cambia la strategia per prodotti industriali come macchinari ed elettronica?

Per componenti e macchinari la strategia si basa su servizi aftermarket, contratti di assistenza, presenza commerciale locale e partnership di integrazione per ridurre la sensibilità a variazioni tariffarie e favorire relazioni durature.

Quali indicatori monitorare per valutare l’evoluzione del quadro commerciale Italia–Stati Uniti?

Monitorare: livelli di dazi annunciati, saldo della bilancia commerciale, tassi di cambio, volumi d’import/export per settore, misure non tariffarie e politiche industriali USA che influenzano supply chain e investimenti.

In che modo la bilancia commerciale influisce sulle politiche tariffarie di Washington?

Un surplus italiano con gli Stati Uniti può essere al centro di misure di pressione e richieste di reciprocità. Washington valuta bilanci commerciali nella definizione di dazi mirati per tutelare industrie nazionali strategiche.

Quali sono i rischi di uno scenario 2025 con dazi universali o contro-dazi?

Rischi principali: aumento dei costi per importatori, deviazione dei flussi verso paesi terzi, compressione dei margini, rallentamento degli investimenti e revisione delle catene globali con possibili ritardi e inefficienze.

Che ruolo può avere il nearshoring nella strategia di riduzione del rischio tariffario?

Il nearshoring riduce l’esposizione ai dazi e ai rischi logistici, accorcia i tempi di consegna e facilita supporto post-vendita. Può comunque richiedere investimenti iniziali e valutazione dei costi locali.

Come cambiano le priorità per la moda e il lifestyle verso il mercato USA?

Occorre enfatizzare brand, storytelling, qualità e canali premium per mantenere prezzo e margini. Nearshoring selettivo, assortimento mirato e accordi con retailer americani aiutano a difendere quote di mercato.

Dove trovare supporto per analisi tariffarie e piani di ingresso nel mercato USA?

Fonti utili: ICE Agenzia, camere di commercio bilaterali, consulenti doganali internazionali, associazioni di categoria (Confindustria, Federalimentare) e studi legali-commerciali specializzati in commercio estero.

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