Dal 1° gennaio 2025 i paesi del Golfo hanno adottato un sistema doganale a 12 cifre basato sulla Tariffa Armonizzata 2022. Questo cambiamento ha aumentato la granularità delle voci tariffarie e ha introdotto oltre 1.200 nuovi codici.
Le imprese italiane del lusso devono aggiornare pratiche commerciali e documentali. È essenziale coordinarsi con broker e importatori locali per riclassificare correttamente i prodotti e impostare descrizioni e listini conformi. Senza questo allineamento si rischiano ritardi, sanzioni e richieste di licenze.
Questa guida offre un percorso operativo per entrare nei paesi del Golfo e nei centri di riesportazione degli Emirati. Verranno illustrate azioni pratiche su rischio doganale, tempi di sdoganamento e controllo qualità documentale per valorizzare il posizionamento del lusso italiano nel commercio regionale.
Punti chiave
- Adattare codici per evitare problemi doganali.
- Allineare descrizioni e listini con importatori locali.
- Gestire i tempi di sdoganamento per proteggere il brand.
- Sfruttare hub emiratini per accedere ad Asia e Africa.
- Impostare governance sui master data dei prodotti.
Perché il GCC è il nuovo orizzonte per il lusso italiano
La domanda di prodotti di alta gamma nei paesi del Golfo cresce con stabilità strutturale.
I fattori macro spiegano questa dinamica. Nel 2024 gli Stati Uniti hanno coperto solo il 3,7% delle esportazioni totali della regione, riducendo l’esposizione diretta ai dazi USA. Le riserve petrolifere e i 3,2 trilioni di dollari in asset sovrani sostengono liquidità e investimenti.
Gli Emirati, con accordi CEPA firmati tra 2021 e 2022, facilitano la connettività con l’Asia. Questo accelera le catene di approvvigionamento e amplia l’accesso ai mercati in crescita.
- Capacità di spesa elevata: bacino stabile per beni di lusso.
- Liquidità pubblica: nuove vetrine retail e hospitality per prodotti italiani.
- Infrastruttura logistica: consegne prevedibili e qualità del servizio.
| Fattore | Impatto per i brand | Priorità operativa |
|---|---|---|
| Asset sovrani | Investimenti retail stabili | Espansione selettiva di boutique |
| Accordi CEPA | Accesso preferenziale ad Asia | Ottimizzare supply chain |
| Domanda premium | Aumento vendite per segmento alto | Posizionamento prodotto e pricing |
Questa analisi mostra che il commercio nella regione offre condizioni favorevoli. Le aziende italiane possono così scalare cataloghi e canali con minore volatilità.
Scenario 2025: commercio, dazi e resilienza dei Paesi GCC
Nel 2025 i flussi commerciali del Golfo mostrano resilienza di fronte a pressioni tariffarie globali.
Dazi USA 2025 e impatto indiretto
I dazi USA del 2025 introducono frizioni, ma gli Stati Uniti pesano solo il 3,7% sulle esportazioni del blocco nel 2024.
Con una tariffa generale del 10% verso gli USA, l’effetto diretto sul retail di lusso rimane contenuto. Il presidio di canali duty-free e grandi mall attenua le ricadute sui prezzi al consumatore.
Ricchezza sovrana e diversificazione: implicazioni pratiche
Gli stati del Golfo gestiscono circa 3,2 trilioni di dollari in asset sovrani. Questa riserva sostiene progetti retail e hospitality per marchi premium.
Per i brand italiani è cruciale pianificare collection e CAPEX tenendo conto della volatilità del petrolio. L’analisi dei prezzi Brent e delle proiezioni macro aiuta a calibrare investimenti e assortimenti.
Dalla MENA all’Asia emergente: dove cresce la domanda
Il commercio Gulf-Asia ha totalizzato 451 miliardi di dollari nel 2023. Con un tasso medio del 7,1% annuo può arrivare a circa 682 miliardi entro il 2030.
Questa dinamica sposta la domanda di beni premium verso mercati asiatici. I dossier commerciali devono integrare supply chain e offerte dedicate, con capsule per turismo ed eventi regionali.
- Priorità operativa: monitorare dazi e rotte alternative.
- Gestione prezzo: flessibilità per assorbire costi logistici.
- Governance: scenari petrolio-basso per CAPEX e assortimenti.
Nuovo sistema doganale a 12 cifre nel GCC: cosa cambia per le esportazioni
La nuova nomenclatura a 12 cifre richiede mappature precise tra sistemi ERP e broker locali. Dal 1° gennaio 2025 la struttura 6+2+4 (HS2022 + 2 cifre regionali + 4 nazionali) ha aggiunto oltre 1.200 codici e cancellato circa 450 voci.
Impatto pratico: la maggiore granularità consente controlli mirati e dazi differenziati per categorie di prodotti. I capitoli 04 e 30 risultano particolarmente sensibili; chi lavora con linee food gifting o cosmetico-farmaceutiche deve rivedere attribuzioni.
In Qatar, Oman, Kuwait e Bahrein le tariffe aggiornate sono attive da gennaio 2025. Negli emirati arabi è in corso una fase transitoria iniziata il 1° agosto 2025 con coesistenza di codici a 8 e 12 cifre per sei mesi.
Le descrizioni delle merci su proforma e fatture devono dettagliare materiali, funzione e uso. Errori possono alterare aliquote IVA o accise, causare ritardi, rifiuti di spedizione o richieste di licenze aggiuntive.
Si raccomanda riconciliazione dei master data, test pilota su spedizioni campione e conservazione di documentazione tecnica e fotografica per la difendibilità in caso di audit. Per approfondire criteri di accesso ai nuovi mercati consultare la guida pratica.
GCC esportazioni: il playbook operativo per i brand del lusso
La corretta attribuzione dei codici e la governance dei dati riducono ritardi e sanzioni. Le aziende europee spesso esportano ancora con codici a 8 cifre; è però essenziale coordinarsi con broker locali per la riclassificazione a 12 cifre.
Classificare correttamente beni e materiali
Procedura pratica: partire dalle schede tecniche dei prodotti e arrivare alla validazione con il broker locale.
Creare una matrice materiali‑uso‑funzione per guidare l’attribuzione dei codici su beni con componenti misti. Usare pareri scritti o binding rulings locali per i casi borderline.
Prezzi, dazi e oneri
Selezionare Incoterms coerenti con il controllo doganale desiderato. Simulare dazi, IVA e costi di handling per proteggere i margini prima di confermare il prezzo.
Impostare un listino dedicato al mercato del Golfo e revisionarlo trimestralmente, includendo accise e costi documentali.
Audit interno e formazione
Eseguire un audit dei master data: rimuovere codici obsoleti, mappare le nuove sottovoci e collegare regole di pricing ai prodotti.
Formare export, customer service e finance sulla nuova nomenclatura. Introdurre un workflow di approvazione e controlli documentali su proforma e packing list.
“Errore di classificazione può portare a sanzioni, ritardi o rifiuto di spedizione.”
- Validazione tecnica con broker prima dell’emissione documenti.
- Workflow approvativo per conformità doganale.
- Monitorare KPI: lead time di sdoganamento e percentuale spedizioni senza rilievi.
Per strumenti e canali operativi, valutare anche le piattaforme per trovare buyer internazionali e integrare le regole nel sistema ERP.
Entrare in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti: strategie mirate
Pianificare l’ingresso in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti significa adattare l’offerta, la compliance e la logistica alle caratteristiche di ciascun mercato.
Arabia Saudita: requisiti, Vision 2030 e domanda premium
Vision 2030 guida grandi investimenti infrastrutturali. La sostenibilità finanziaria dei progetti dipende però dal petrolio: l’IMF indica un break-even superiore a 90 $/bbl.
Per i brand è cruciale puntare su assortimenti ad alto valore e servizi post-vendita premium. Allineare etichettatura, standard tecnici e autorizzazioni evita ritardi doganali e blocchi di merce.
“Adattare l’assortimento alle condizioni macro e ai requisiti normativi riduce il rischio di invenduto.”
Emirati Arabi Uniti: hub di riesportazione e accesso a mercati terzi
Gli Emirati Arabi Uniti, grazie a CEPA con India, Indonesia, Corea del Sud e Cambogia, facilitano l’accesso a rotte non tariffarie.
Jebel Ali opera come hub di riesportazione verso Asia e Africa. Integrare stock in free zone consente consegne rapide per wholesale B2B e pop-up retail.
- Pianificazione prodotto: portafogli con alto valore e servizi personalizzati.
- Logistica: stock in free zone e canali air cargo per prodotti a valore per kg.
- Commercio locale: accordi con retailer per corner e KPI condivisi.
| Area | Azione operativa | Risultato atteso |
|---|---|---|
| Arabia Saudita | Assortimenti premium e conformità etichette | Minor rischio di rifiuto e margini protetti |
| Emirati Arabi Uniti | Stock in free zone e uso hub Jebel Ali | Accesso rapido a Asia/Africa e riduzione lead time |
| Canali commerciali | Corner shop-in-shop e marketplace con white-glove | Aumento conversione e valore medio carrello |
Per approfondire criteri di mercato e rischi regolatori, consultare il rapporto dedicato disponibile qui.
Logistica, riesportazione e alleanze: come accelerare il go-to-market
Consolidare stock e processi a Jebel Ali è una leva operativa per abbreviare i tempi di lancio. Jebel Ali, negli emirati arabi uniti, funge da hub centrale di riesportazione e permette scelte tattiche su inventario e fulfillment.
Il sistema a 12 cifre migliora tracciabilità e controllo tra paesi. Bahrain e Arabia Saudita stanno potenziando reti logistiche e capacità manifatturiere, ma le regole di origine riducono alcune opportunità di riesportazione.
Free zone e corridoi logistici
Usare le free zone degli emirati arabi per consolidare merci e differire dazi. Pianificare buffer stock a Jebel Ali riduce lead time e supporta lanci coordinati in più paesi.
Integrare TMS/WMS con i 3PL regionali garantisce visibilità su temperatura, sicurezza e integrità delle confezioni per prodotti di valore.

Partner locali e governance operativa
Selezionare importatori, distributori e customs broker con competenze sul sistema a 12 cifre è essenziale. Devono saper gestire reclami doganali e tracciare documentazione.
- Stabilire SLA su tempi di sdoganamento, accise e ispezioni a campione.
- Testare modelli cross‑dock e bonded e‑commerce per campagne digitali.
- Considerare regole di origine per evitare riclassificazioni dopo trasformazioni minori.
- Implementare KPI di commercio regionale: fill rate, perfect order rate e dwell time in free zone.
Valutare gli accordi CEPA per instradare prodotti verso India e Sud‑Est asiatico con vantaggi tariffari. Prevedere piani di continuità operativa per eventi, picchi stagionali e interruzioni della supply chain.
Dal potenziale all’ordine: passi immediati per vendere il lusso italiano nel Golfo
Per trasformare opportunità in ordini, servono priorità operative chiare e scadenze definite.
Verificare entro 30 giorni la mappatura da CN a 8 cifre ai codici a 12 cifre per tutti i prodotti. Aggiornare proforma e fatture con descrizioni complete di materiali, funzione e destinazione d’uso.
Definire una policy prezzi per le esportazioni che includa scenari di dazi, accise e costi di compliance. Selezionare un broker per arabia saudita e uno per arabi uniti, e avviare un lotto pilota via emirati arabi per testare lead time e regole di origine.
Implementare nel sistema ERP i campi a 12 cifre, creare il pacchetto compliance e formare vendite e customer care su resi e gestione post-vendita. Monitorare KPI trimestrali e rivedere partner, rotte e assortimenti nei paesi target.




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